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Donna ultracentenaria dona il fegato, è la prima volta nella storia

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Il trapianto, che non ha precedenti documentati nella letteratura scientifica, è stato effettuato all’Ospedale ‘San Giovanni di Dio’ di Firenze su una donna deceduta a 100 anni, 10 mesi e 1 giorno

Per la prima volta nella storia, è stato donato a scopo di trapianto un organo da una persona ultracentenaria. Il prelievo dell’organo, nello specifico il fegato, non ha precedenti documentati in letteratura scientifica e si è verificato all’Ospedale ‘San Giovanni di Dio’ di Firenze. La donna in questione è deceduta la scorsa settimana all’età di 100 anni, 10 mesi e 1 giorno. Il Centro regionale trapianti della Toscana, in accordo con il Centro nazionale trapianti, ha giudicato idoneo il fegato, di conseguenza trapiantato con successo in una persona in lista d’attesa.

“A livello internazionale non risultano donazioni di organi solidi da persone decedute oltre il secolo di vita – dichiara il direttore del Centro nazionale trapianti, Massimo CardilloDocumentati ci sono solo infatti alcuni rari prelievi di tessuto, come le cornee. Siamo quindi in presenza di un evento eccezionale che testimonia, ancora una volta, la capacità tecnica e organizzativa della rete trapiantologica italiana. Capacità nel valorizzare tutte le donazioni, anche quelle di persone molto anziane, in modo da dare risposte efficaci all’attesa di trapianto di oltre 8.000 pazienti nel nostro Paese”. (Fonte dichiarazioni: Centro nazionale trapianti). 

I dati del 2021

Nel 2021 si contano 188 donatori di organi ultraottantenni, ovvero il 13,6% del totale. A questi, bisogna aggiungere 461 donatori deceduti tra i 65 e i 79 anni. Complessivamente quasi un donatore su due, lo scorso anno, era over 65, mentre l’età media dei donatori utilizzati si è attestata a quota 60,4 anni. Permane invece una maggiore diffidenza delle persone anziane nel dichiarare in vita il consenso dalla donazione degli organi. Persone spesso fuorviate dalla errata convinzione di non poter donare per ragioni anagrafiche. Seguendo i dati del Centro nazionale trapianti, nel 2021 il tasso di opposizione medio nelle dichiarazioni in merito è stato del 31,1%. Percentuale che però sale al 45,5% tra i 70-80enni e addirittura al 61,7% tra gli over 80. 

Clicca qui per leggere il comunicato ufficiale del Centro nazionale trapianti. 

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Elaborato nuovo intervento che riduce lo stomaco

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Secondo le prime indiscrezioni, da questo intervento ci si può attendere la perdita di una percentuale fra il 15 e il 20% del peso corporeo

Le recenti novità nel campo della chirurgia bariatrica sono sempre più frequenti. Durante il congresso dell’International Federation for the Surgery of Obesity and Metabolic Disorders (Ifso) tenutosi a Napoli, è stata presentata un’innovativa procedura per la riduzione dello stomaco, eseguita tramite l’approccio trans-orale, simile a una gastroscopia. Questo intervento, chiamato endosleeve, offre la possibilità di perdere una percentuale di peso corporeo compresa tra il 15% e il 20%, e si tratta di una gastroplastica verticale endoscopica che non richiede incisioni, evitando così la formazione di cicatrici.

“Effettuata in pochi centri selezionati, la endosleeve è una recentissima procedura bariatrica endoscopica che consente di ridurre il volume gastrico usando come accesso la bocca, proprio come avviene in una gastroscopia spiega Luigi Angrisani, presidente del congresso IfsoQuesta procedura evita quindi l’incisione chirurgica della cavità addominale consentendo una riduzione del peso in eccesso, seppur più modesta rispetto alla sleeve gastrectomy tradizionale, che può durare circa 2-3 anni”. È possibile eseguire questa procedura su pazienti con un indice di massa corporea compreso tra 30 e 40, che altrimenti non sarebbero idonei a interventi chirurgici, o su pazienti con un BMI superiore a 40, come una fase preliminare prima di considerare un intervento chirurgico tradizionale.

“La endosleeve si esegue in anestesia generale e in sala operatoria utilizzando un gastroscopio, che si fa passare attraverso la bocca, e una cucitrice endoscopica – aggiunge Angrisani. Una volta posizionato l’apparecchio nello stomaco, si procede alla sutura. La procedura, che è reversibile e ripetibile, richiede una degenza postoperatoria ridotta e un ritorno rapido alle attività quotidiane dopo solo qualche giorno”. L’endosleeve costituisce quindi una valida alternativa terapeutica mini-invasiva, che si dimostra sicura ed efficace, integrando le opzioni disponibili nella chirurgia bariatrica“Ma, in alcuni casi, può essere considerata un’alternativa per quei pazienti non candidabili all’approccio chirurgico tradizionale – spiega ancora l’esperto. Oltre a ridurre le dimensioni e il volume dell’organo, procura un effetto di regolazione sugli ormoni dell’appetito“.

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Depressione post partum: in Usa arriva la pillola che la combatte

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Il nuovo farmaco funziona più velocemente degli altri antidepressivi e va usato solo per due settimane

La Food and Drugs Administration (Fda) ha approvato in Usa la prima pillola per combattere la depressione post partum (PPD). Il nuovo farmaco è notevolmente più rapido nel suo effetto rispetto agli altri antidepressivi e deve essere usato solo per due settimane. Il suo nome è Zurzuvae e rapresenta il primo farmaco orale per il trattamento della depressione post partum.

La depressione postpartum è un episodio depressivo maggiore che colpisce tipicamente le donne dopo il parto, ma può anche manifestarsi durante le fasi successive della gravidanza. Questo disturbo può causare sentimenti debilitanti di tristezza, colpa, inutilità e, nei casi più gravi, ideazione suicidaria, mettendo a rischio la madre e il bambino. Inoltre, la depressione post partum può interrompere il legame madre-bambino, influenzando negativamente lo sviluppo fisico ed emotivo del neonato.

Un progresso significativo

Prima dell’approvazione di Zurzuvae, il trattamento per la condizione era limitato alle iniezioni endovenose somministrate da operatori sanitari solo in alcune strutture sanitarie. Questa opzione aveva delle restrizioni e non era facilmente accessibile a tutte le donne che ne avevano bisogno. L’approvazione di un farmaco orale rappresenta quindi un progresso significativo nella gestione della PPD.

Tiffany R. Farchione, MD, direttrice della Divisione di psichiatria presso il Centro per la valutazione e la ricerca sui farmaci della FDA, ha sottolineato l’importanza di avere un trattamento per via orale per la PPD. l’esperta ha infatti dichiarato: “Avere accesso a un farmaco per via orale sarà un’opzione vantaggiosa per molte di queste donne che affrontano sentimenti estremi e talvolta pericolosi per la vita”.

L’efficacia di Zurzuvae per il trattamento della PPD negli adulti è stata dimostrata in due studi multicentrici randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo. Le partecipanti allo studio erano donne con PPD che soddisfacevano i criteri del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali per un episodio depressivo maggiore e i cui sintomi erano iniziati nel terzo trimestre o entro quattro settimane dal parto.

I risultati dei due studi

Nel primo studio, i pazienti hanno ricevuto 50 mg di Zurzuvae o placebo una volta al giorno alla sera per 14 giorni. Nel secondo studio, i pazienti hanno ricevuto un altro prodotto zuranolone che era approssimativamente uguale a 40 mg di Zurzuvae o placebo, sempre per 14 giorni. I pazienti sono stati monitorati per almeno quattro settimane dopo il trattamento di 14 giorni. I risultati hanno dimostrato che i pazienti nel gruppo Zurzuvae hanno mostrato un miglioramento significativamente maggiore dei loro sintomi rispetto a quelli nel gruppo placebo, e questo effetto positivo è stato mantenuto al giorno 42, quattro settimane dopo l’ultima dose di Zurzuvae.

Nonostante l’approvazione, ci sono alcune avvertenze importanti riguardanti l’uso di Zurzuvae. L’etichettatura del farmaco indica che potrebbe influire sulla capacità di una persona di guidare e svolgere altre attività potenzialmente pericolose. Inoltre, i pazienti potrebbero non essere in grado di valutare il proprio grado di compromissione, quindi è essenziale prestare attenzione a queste possibili implicazioni. Per ridurre il rischio di danni, i pazienti non devono guidare o utilizzare macchinari pesanti per almeno 12 ore dopo l’assunzione di Zurzuvae.

Alcune avvertenze

Gli effetti collaterali più comuni di Zurzuvae includono sonnolenza, vertigini, diarrea, affaticamento, rinofaringite (il comune raffreddore) e infezione del tratto urinario. Inoltre, è importante notare che l’uso di Zurzuvae può causare pensieri e comportamenti suicidari, quindi deve essere prescritto con attenzione e monitorato attentamente dai professionisti sanitari.

È fondamentale che le donne che assumono Zurzuvae utilizzino una contraccezione efficace durante l’assunzione e per una settimana dopo, poiché il farmaco può causare danni al feto. La dose giornaliera raccomandata per Zurzuvae è di 50 mg e dovrebbe essere assunta una volta al giorno per 14 giorni, preferibilmente la sera con un pasto grasso. Ora si attende l’approvazione dal parte dell’ente europeo, Ema, e della nostra Agenzia del farmaco.

La disponibilità di Zurzuvae come farmaco orale rappresenta una pietra miliare per la salute mentale delle donne che affrontano la PPD. Tuttavia, è importante che i pazienti siano informati sugli effetti collaterali e le precauzioni necessarie, e che consultino sempre il proprio medico prima di iniziare qualsiasi trattamento farmacologico per la PPD.

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Glioblastoma: un codice a barre ne traccia lo sviluppo

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Sviluppato un codice a barre genetico in grado di tracciare ogni cellula così da poter seguire il tumore al cervello più diffuso e aggressivo

Seguire l’evoluzione del glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo, è ora possibile grazie a un ‘codice a barre’ genetico. Questa tecnologia, sviluppata dai ricercatori dell‘Irccs Policlinico San Martino di Genova con metodi avanzati di biologia molecolare e modelli computazionali, traccia ogni cellula tumorale nel tempo e nello spazio. I risultati promettenti ottenuti su un modello animale sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Cell. Una prospettiva potenzialmente rivoluzionaria per nuove terapie mirate.

Con circa 1.500 nuovi casi l’anno in Italia, il glioblastoma è il tumore cerebrale più diffuso ma anche il più aggressivo e poco conosciuto nelle fasi iniziali. Più frequente negli uomini che nelle donne, rappresenta il 45% di tutti i tumori del cervello. “La terapia è complessa e non offre ancora una soluzione definitiva – osserva Paolo Malatesta, coautore dello studioAttualmente, l’aspettativa di vita per i pazienti è inferiore a tre anni“.

Per comprendere meglio l’evoluzione della malattia, i ricercatori del San Martino hanno messo a punto un modello di glioblastoma che ha reso possibile tracciare ogni singola cellula neoplastica, nel tempo e nello spazio. “Abbiamo introdotto nelle cellule da monitorare una sorta di codice a barre – spiega Davide Ceresa, altro coautore dello studioSi tratta di una particolare stringa di DNA che consente di seguirle grazie a sofisticate tecniche di sequenziamento”.

“Le dinamiche di competizione cellulare – aggiunge Ceresa – sembrano giocare un ruolo primario nel determinare lo sviluppo del glioblastoma, anche in stadi più avanzati della sua crescita”. Grazie all’analisi del trascrittoma, ovvero dell’insieme dei geni trascritti, i ricercatori hanno anche identificato nel gene Myc, già noto per il suo ruolo in altri tumori, uno dei maggiori responsabili di questo processo di selezione clonale. La speranza è che i risultati aiutino a trovare informazioni per conoscere e combattere meglio il glioblastoma.    

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