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Emergenza Ucraina: partiti i primi aiuti da parte di Croce Rossa Italiana

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Il carico di aiuti, partito da Avezzano, è composto da medicinali, generi alimentari, coperte e kit di primo soccorso


Sono partiti nella giornata di Martedì 1 Marzo, dal Centro Operativo della CRI di Avezzano i primi aiuti umanitari della Croce Rossa Italiana per il popolo ucraino. Il convoglio è composto da quattro autoarticolati e due macchine leggere con dieci operatori e volontari a bordo.

Le risorse umanitarie destinate alla popolazione ucraina riguardano generi alimentari, medicinali, coperte e kit di primo soccorso.

Riportiamo le parole di Francesco Rocca, Presidente di CRI-IFRC (Croce Rossa Italiana – Federazione Internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa): ”Questa è la prima missione della Croce Rossa Italiana a supporto della popolazione e dell’attività della Consorella ucraina. Ce ne saranno altre, strutturate in base alle esigenze che via via si presenteranno. Come sempre, saremo attivi finché ce ne sarà bisogno. Parallelamente, come struttura operativa della Protezione Civile, stiamo supportando la missione di invio aiuti umanitari diretti in Polonia, partita sempre da Avezzano”. 

Intanto, la Croce Rossa prosegue nella raccolta fondi lanciata proprio a sostegno dell’Emergenza Ucraina a cui è possibile contribuire attraverso il sito CRI www.cri.it.

Inoltre, sempre all’interno del sito web, è riportato il video-racconto di Pierluigi De Ascentiis, Responsabile del Centro Operativo Emergenze della CRI di Avezzano, dove viene ben spiegato e raccontato tutto il lavoro svolto dagli operatori nella preparazione del convoglio contente le risorse umanitarie destinate al popolo ucraino.  

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Casa Famiglia A.G.A.P.E. Sociale. Croce Rossa Italiana – Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale.

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  1. Pingback: Ucraina, arriva il documento dei pediatri per l'accoglienza dei minori

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Gli effetti della guerra sui bambini ucraini arrivati in Italia

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Cefalea, confusione, disturbi del sonno e non solo: il cervello di questi bambini è in costante situazione di alert

Giocano con i coetanei nel giardino della scuola, ma ovviamente non hanno la giusta serenità che un bambino dovrebbe avere. Non appena sentono un rumore sordo, sbattere una porta o un cancello, cercano riparo vicino alla maestra. I bambini ucraini arrivati in Italia appaiono impauriti, fragili e in perenne stato di allerta. A confermarlo sono le parole di Annarosa Colonna, neuropsichiatra infantile dell’Antoniano di Bologna che ha accolto i piccoli con le loro mamme. 

La psicoterapeuta racconta dettagliatamente la situazione dei piccoli rifugiati. “I bambini soffrono di cefalea, hanno disturbi del sonno e di concentrazione. Anche quando sono molto interessati ad una attività ludica si fermano al minimo rumore, come se fossero sempre pronti alla fuga. Il loro cervello è in costante situazione di alert e questo si riflette anche in altri ambiti. Non vogliono uscire di casa per non separarsi dalla mamma, anche se prima erano bambini indipendenti”.

Attualmente sono circa 39.000 i bambini che hanno trovato rifugio in Italia. Sono felici di essere qui, ma il legame con la loro terra d’origine è costante. “Alcuni si collegano in DAD con la scuola di provenienza. Questo è fondamentale perché permette loro di mantenere viva la propria identità – prosegue Annarosa Colonna. Allo stesso tempo però, in questo modo, restano sintonizzati sul canale della guerra. Questo fa sì che siano in perenne stato di ansia e quando ravvisano che è in atto una incursione aerea tendono a fuggire come se fossero ancora in pericolo. Cerchiamo di intervenire con l’aiuto delle mamme. Il loro ruolo è fondamentale per calmare e disinnescare lo stato di paura che li pervade”. Il centro terapeutico Antoniano di Bologna ha messo in campo tante iniziative. Tra queste, una giornata a porte aperte per mamme e bambini arrivati dall’Ucraina, con visite specialistiche riabilitative. 

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I bambini e la guerra in Ucraina

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Il racconto di Raffaele Arigliani, Pediatra e membro delegazione MEAN, del suo recente viaggio in Ucraina

“Come membro della delegazione MEAN (Movimento europeo azione non violenta: link sito web) sono stato in Ucraina, in un percorso di ascolto teso a comprendere i bisogni di un popolo che vive sotto le bombe e conta ogni giorno i suoi figli uccisi. Sono un Pediatra. Anche mentre ero lì il telefono squillava: le mamme dei miei pazienti italiani mi inseguivano per avere dei consigli sulla salute dei loro bimbi. La tosse che non va via, la convulsione legata al rapido rialzo della febbre, la positività al Covid, ecc.… Spesso le loro voci tremavano, l’ansia era evidente”.

“Mentre rispondevo ad alcune di queste telefonate ho sentito per la prima volta le sirene dell’allarme. Quando suonano non vi è tempo da perdere, bisogna andare nei rifugi. Hanno un suono cupo, penetrante, quasi un urlo sottile. Sono un pugno allo stomaco, tolgono ogni voglia di sorridere, descrivono la totale impotenza, silenziano tutto, il mondo diventa la cantina dove sei costretto a chiuderti, non sai per quanto. Rimane solo la preghiera, per chi crede, per tutti una solidarietà senza misura con chi ti è affianco tra quelle mura. Dentro cresce la paura, il buio, il dolore, ma anche la rabbia e la voglia ‘di fare qualcosa’ perché abbia fine. 
Non vi è niente in comune con le scene viste centinaia di volte nella finzione del cinema. E’ un’altra faccenda. Tutto di te entra in gioco”.

Le conseguenze psicologiche della guerra

“Davanti agli occhi ho immaginato vivessero quei momenti le mamme, i papà, che incontro quotidianamente e mi stavano telefonando, di quanto grande sarebbe stata la loro angoscia. Come una marea montante mi ha invaso il pensiero di quale sia stato il trauma dei milioni di piccoli e di adolescenti che in questi mesi hanno vissuto con nei timpani le bombe e negli occhi la distruzione. Se quelle sirene, in pochi giorni, hanno lasciato in me una traccia così profonda, quanto hanno segnato e traumatizzato i bimbi che stanno vivendo da mesi in uno scenario di guerra, assistendo a distruzione e morte, sperimentando per tanto tempo paura, disperazione, orrore intenso?”.

“Anche se non avranno avuto ferite fisiche, quelle psicologiche non è scontato guariscano. Sarà in ragione dell’entità e della durata dell’esposizione, della diversa capacità soggettiva di sopportare e reagire allo stress (resilienza), della possibilità di elaborare ciò che è avvenuto, del sostegno avuto dalla famiglia e dal contesto. Lo stress acuto determina conseguenze psicologiche molteplici, nell’immediato e a distanza di tempo, variabili da persona a persona. Nella fase immediata si possono avere reazioni di freezing (incapacità a muoversi e/o parlare) o all’opposto di fuga irragionevole, insieme a risposte ‘automatiche’ quali tachicardia, aumento del cortisolo, sudorazione profusa, ecc.. A questi sintomi non di rado si accompagnano, pur se il pericolo è oramai passato, altri molto disturbanti: insonnia, flashback della situazione vissuta, reazioni incontrollate a stimoli (olfattivi, visivi, uditivi, ecc…) che evochino l’evento, iperagitazione, non controllo degli sfinteri, chiusura in se stessi, aggressività, apatia, isteria, ecc…”.

Disturbo da Stress Post-Traumatico

“Quando la sintomatologia persiste in maniera significativa per più di tre mesi, si parla di ‘Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTDS)’. Questa patologia può accompagnare tutta la vita e determinare gravi difficoltà d’inserimento sociale, uso di alcool, droghe, suicidi. La guerra non termina quindi quando le bombe hanno smesso di cadere e neppure quando gli invasori sono andati via. Persiste nella mente e nel cuore di chi l’ha vissuta e non di rado porta avanti la sua scia di dolore per generazioni”.

“I bambini Ucraini sono stati esposti alle ‘radiazioni’ psicologiche della guerra, da cui potrebbero disintossicarsi almeno in parte vivendo in un ambiente accogliente, giocoso, allegro, lontano dalle bombe, dove poter fare il loro lavoro: giocare! Perché non provare a ripetere quella storica esperienza che fu l’accoglienza temporanea (uno-tre mesi), dei bimbi di Cernobyl? Sarebbe un contesto “di vacanza” che potrebbe facilitare lo sciogliersi del trauma, un piccolo aiuto per restituire, per quanto possibile, ai bimbi ucraini la loro infanzia e la serenità per gli anni futuri” .

Raffaele Arigliani. 

raffaelearigliani@gmail.com

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EU4Health, Work Programme: parte la nuova call per la salute mentale dei rifugiati ucraini 

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EU4Health
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L’iniziativa, lanciata dall’Unione Europea, ha come obiettivo sostenere gli operatori sanitari di lingua ucraina che lavorano con i rifugiati

L’Unione Europea, nell’ambito del programma EU4health, lancia un nuovo invito a presentare proposte sulle migliori pratiche per mitigare l’impatto negativo della guerra. Nello specifico, l’attenzione è focalizzata alla salute mentale e al benessere psicosociale dei migranti e delle popolazioni di profughi in fuga dall’Ucraina. Sono infatti quasi 5 milioni di persone, i rifugiati arrivati negli Stati Membri dell’Unione Europea. 

L’obiettivo principale del “Mental health assistance for displaced people from Ukraine” è sostenere lo scambio e l’attuazione delle migliori pratiche. In particolare aumentare la consapevolezza e la condivisione delle conoscenze e esperienze a sostegno degli operatori sanitari di lingua ucraina/russa. Un’ulteriore scopo correlato è quello di promuovere il collegamento in rete di tali professionisti sanitari, anche con i sistemi sanitari nazionali e con le organizzazioni non governative, come le Ong, che lavorano con i rifugiati che arrivano dall’Ucraina. 

Il budget fissato per l’iniziativa è di 2 milioni di euro. L’azione contribuirà all’attenuazione delle principali esperienze di salute mentale. Bisognerà lavorare sugli stati psicologici dei gruppi più vulnerabili, traumatizzati dalla guerra in corso in Ucraina. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 31 maggio 2022, alle ore 17:00 (Cest). L’HaDEA – Agenzia esecutiva per la salute e il digitale ha pubblicato il bando utile per la presentazione delle proposte. Inoltre, sempre l’agenzia europea, ha previsto una sessione informativa, che si terrà martedì 17 maggio dalle ore 10:30 alle ore 13:00 (CET). 

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