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Fisioterapista di comunità: figura da inserire nel piano di rafforzamento

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La Commissione di albo nazionale ha chiesto con forza l’inserimento del fisioterapista di comunità per un rafforzamento sanitario

La professione del Fisioterapista non poteva certo rimanere spettatrice. Oppure addirittura ignorata nel percorso di rafforzamento della sanità territoriale che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha fortemente incentivato. E questo anche in ragione di quanto emerso a causa della pandemia COVID-19.

Per questo, a partire dal convegno organizzato dalla Commissione di albo nazionale dei Fisioterapisti la scorsa primavera, si è avviata la riflessione per l’introduzione, in forma diffusa e organica, del Fisioterapista di comunità, prima con una riflessione scientifica e di analisi di modelli organizzativi e, recentemente, grazie all’iniziativa della Sen. Paola Boldrini, Vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, con la presentazione di una proposta di legge dedicata.

Serve chiarire che il percorso scelto è stato quello di intercettare un bisogno di salute dei cittadini. Inoltre la necessità di una implementazione dei modelli di assistenza territoriale, la ragionevolezza delle proposte anche dal punto di vista della compatibilità delle risorse. Non mirabolanti promesse o annunci buoni per attirare l’attenzione, ma un serio e motivato intervento. La professione, ormai in vista dell’Ordine professionale autonomo, deve intestarsi, come obiettivo non negoziabile, il proprio contributo alla tutela della salute individuale e collettiva. E questo anche in uno specifico campo di azione.

L’introduzione del fisioterapista di comunità ha ricevuto il sostegno della senatrice Boldrini

Con grande precisione si evidenzia, nella proposta della Sen. Paola Boldrini, la finalità dell’introduzione della figura professionale del Fisioterapista di comunità: lo sviluppo e il potenziamento dei servizi territoriali di assistenza domiciliare, delle Case della comunità e delle cure primarie. Il Fisioterapista di comunità diviene allora parte integrante e non meramente eventuale o a chiamata, del team multiprofessionale delle cure primarie, in ambito distrettuale. Una figura introdotta a rafforzamento delle più recenti linee guida sulla sanità territoriale.

Definiti sono anche i compiti affidati al professionista; il Fisioterapista di comunità sarà chiamato ad identificare e adottare le migliori strategie per la prevenzione, valutazione, recupero, abilitazione e palliazione. Nonché con l’obiettivo generale di contribuire a migliorare la qualità di vita dell’individuo e dei suoi familiari o del suo caregiver. Un dettaglio di responsabilità in tema di prevenzione, educazione e recupero, sia quale singolo professionista che in team. Si parte dalla fase valutativa a quella di elaborazione dei percorsi fino alle strategie di self management e programmi di autocura. Tutti gestiti secondo la logica di appuntamenti funzionali programmati, usufruendo anche di tecnologie.

Punto fondamentale è anche quello della formazione del Fisioterapista di comunità

Una sottolineatura importante è anche quella della formazione del Fisioterapista di comunità. L’obiettivo è valorizzare l’esperienza professionale almeno triennale e la formazione post laurea. In modo da arricchire il bagaglio delle conoscenze e consentire l’assunzione diretta di elevate responsabilità più complesse e specialistiche di quelle proprie del profilo professionale.

Il Fisioterapista di comunità si trasforma in un’opportunità e uno strumento per le Aziende Sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale.

Un obiettivo ambizioso per la professione che arricchisce anche il ventaglio delle opportunità per i giovani studenti.

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Covid-19, problemi di postura ed esercizi: ne parla il Dott. Angelo Vella

Tempo di lettura: 2 minuti Il Covid-19 ha portato a una sedentarietà abbastanza costante. Le problematiche legate a postura e ossa aumentano in maniera sensibile.

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Il lungo periodo di chiusura ha portato a una sedentarietà abbastanza costante. Un problema per chi è abituato a fare attività fisica in maniera costante, uno ancora più grosso, invece, per chi non ne fa mai. E in questo caso le problematiche legate a postura e ossa aumentano in maniera sensibile. Ne abbiamo parlato col Dottor Angelo Vella, fisioterapista, posturologo e osteopata dello Studio Fisiokinetic di Villa di Briano (CE).

«Quando un corpo è stato progettato per il movimento e resta a riposo per troppo tempo, emergono problematiche legate a muscoli e alla catena vertebrale. Protrusioni, ernie, artrosi, infiammazioni, tutte cose che possono presentarsi e creare disturbi. La soluzione sta nel cercare di non far irrigidire il corpo e questo grazie a esercizi. Ovvio che va fatto un distinguo anche in questi casi. Nelle persone già attive che accusano problemi lievi, possono anche essere utili questi esercizi. In chi, invece, è più statico e ha problematiche più importanti, è normale che il solo esercizio non può aiutare, serve l’intervento degli specialisti».

Di sicuro, in un periodo di pandemia, con grosse restrizioni, è molto complicato potersi affidare fisicamente a uno specialista. Il Dottor Vella, dal canto suo, come altri del resto, ha deciso comunque di non abbandonare i pazienti. Consigli a distanza, comunicazione online per fare in modo di rispondere alla richieste che arrivano da ogni parte.

«Le consulenze online sicuramente non hanno lo stesso peso degli incontri fisici ma, nelle difficoltà, hanno la loro valenza nello sviluppo di programmi che vengono svolti dopo un’attenta analisi della situazione. Come si interviene? Per prima cosa si vede l’attività che svolge il paziente. Molte volte mi è capitato di avere a che fare con i professori impegnati con la Dad, messi in una posizione che potrebbe creare problemi alla lunga, seduti su un divano col computer sulle gambe. In questo caso si cambia l’assetto posturale della postazione di lavoro. Poi si individua il punto di sopraccarico e si vanno ad individuare degli esercizi che possono aiutare a scaricare la tensione. Il segreto, insomma, è individuare la causa e poi lavorare sul problema. Utili potrebbero essere anche gli esercizi con l’oggettistica casalinga, una sorta di palestra improvvisata, ma io sono un cultore degli esercizi a corpo libero, potendolo sfruttare anche senza strumenti. Poi, se proprio si vuole fare uso di qualcosa, a questo punto possono bastare un panno, bottiglie d’acqua e bastoni».

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