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Tumori testa collo: torna in presenza Make Sense Campaign

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È in corso la decima edizione della Make Sense Campaign, la Campagna europea di sensibilizzazione alla diagnosi precoce dei tumori testa-collo. ‘Hai la testa a posto?’ è il motto dell’edizione italiana 2022

Nonostante un’estesa diffusione, non molti sanno che il carcinoma della testa e del collo è il settimo tumore più comune in Europa. Questa tipologia di cancro infatti presenta un’incidenza di circa la metà rispetto al cancro del polmone, ma di due volte superiore a quello del collo dell’utero. Nel nostro Paese, nel 2020 ben 9.000 persone hanno ricevuto una diagnosi di tumore testa-collo. Di queste, 4.100 non sono sopravvissute alla malattia (fonte ‘i numeri del cancro 2021’, AIOM). 

La Make Sense Campaign nasce nel 2013 proprio per rispondere alla mancanza di conoscenza nel grande pubblico riguardo le patologie oncologiche del distretto cervico-cefalico e per aumentare quindi la consapevolezza dell’importanza della prevenzione relativa a questa triste realtà. Dopo due edizioni declinate in modalità digitale a causa della pandemia, la Make Sense Campaign torna in presenza con la sua decima edizione (in corso dal 19 al 23 settembre). La campagna, promossa in Italia dall’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica – AIOCC, nel 2021 ha visto coinvolti ben 19 Paesi Europei (tra cui Francia, Germania, Belgio, Olanda e non solo) e anche un Paese extra-EU, il Brasile.

L’edizione italiana


‘Hai la testa a posto?’ è il motto dell’edizione italiana 2022 della Make Sense Campaign. Un titolo che rappresenta un vero e proprio monito a porre attenzione ai sintomi dei carcinomi cervico-cefalici, spesso ignorati o associati a malattie stagionali come un comune mal di gola o raffreddore. ‘Hai la testa a posto?’ si inserisce nella più ampia cornice della Make Sense Campaign europea, promossa da EHNS (European Head&Neck Society). Gli esperti del settore concordano nel dir che una rapida comprensione dei sintomi della malattia è fondamentale per una diagnosi precoce. In presenza di quest’ultima infatti il tasso di sopravvivenza sale all’80-90%, contro un’aspettativa di vita di soli 5 anni per coloro che scoprono la malattia in fase avanzata. (fonte ‘i numeri del cancro 2021’, AIOM). 

È per i motivi appena citati che da ieri, lunedì 19 settembre (e fino a venerdì 23), oltre 120 centri tra realtà pubbliche e private dislocate sull’intero territorio nazionale, stanno organizzando giornate di diagnosi precoce a porte aperte ad accesso libero o su prenotazione. L’obiettivo? Sempre lo stesso, ovvero sottolineare con un’azione condivisa, l’importanza di una diagnosi rapida

Le parole del Presidente AIOCC, Roberto Maroldi

Il Prof. Roberto Maroldi, Presidente AIOCC e Professore Ordinario di Radiologia all’Università degli Studi di Brescia, ha rilasciato importanti dichiarazioni in merito all’iniziativa. “ ‘Hai la testa a posto?’ è il motto della Make Sense Campaign di AIOCC per raggiungere e sensibilizzare le persone a non sottovalutare sintomi che possono indicare la presenza di un tumore della testa e del collo. Un chiaro campanello d’allarme – prosegue l’esperto – è se il sintomo non si risolve entro 3 settimane (la regola ‘1per3’). Messaggi sintetici e diffusione capillare. Così, quest’anno la campagna di sensibilizzazione e prevenzione – conclude il Presidente AIOCC – sta suscitando notevole interesse. Testimoniato dal numero elevato di persone che ricorrono al consulto medico specialistico gratuito offerto in oltre 120 centri, tra realtà pubbliche e private, che sostengono la Make Sense Campaign in Italia”.

Clicca qui per saperne di più sull’iniziativa. 

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Un farmaco contro il processo d’insorgenza di un tumore? Possibile svolta

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Grande notizia da una ricerca elaborata da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem). Lo studio è pubblicato sulla rivista ‘Nature’

Farmaco contro il tumore: può essere arrivata una grande svolta. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) annuncia di aver descritto un complesso proteico che gioca un ruolo chiave nel metabolismo cellulare, favorendo l’insorgenza e la crescita dei tumori. Di conseguenza, i ricercatori avrebbero ideato una strategia volta ad invertire la rotta del processo che porta all’insorgenza di un tumore. L’estratto della ricerca è visibile sulla prestigiosa rivista ‘Nature’.

La chiave del processo consiste in due pricipali fattori: mTORC1, un complesso proteico noto da più di vent’anni, e TFEB, descritta per la prima volta nel 2009. L’equilibrio tra i due complessi proteici è fondamentale e dipende dalla quantità di nutrienti presenti. Se essi sono sufficienti si attiva il meccanismo secondo cui mTORC1 spegne TFEB e promuove la produzione (anabolismo) di tutte le varie attività cellulari. Se, al contrario, scarseggiano mTORC1 accende TFEB, che mette così in modo la degradazione (catabolismo) delle sostanze di riserva accumulate, rendendole disponibili per il metabolismo cellulare. Da tener conto che in condizioni normali le due proteine non sono mai attive nello stesso tempo e, quando avviene, la cellula può iniziare a crescere in modo sregolato e indipendente dalla presenza di nutrienti. Questo processo è esattamente quello che avviene nei tumori, in cui si assiste a una proliferazione incontrollata.

Un lavoro internazionale

Lo studio Telethon è frutto di un’importante collaborazione internazionale con l’Università della California e l’Università di Innsbruck. Un lavoro che potrebbe segnare una tappa fondamentale verso l’individuazione di un farmaco in grado di agire su questa importante via metabolica. Gennaro Napolitano, tra gli autori dello studio ha spiegato in modo chiaro il procedimento. “Grazie a una sofisticata tecnica di microscopia messa a disposizione dai colleghi americani, detta crioelettronica, siamo riusciti a descrivere a un livello di dettaglio finissimo l’interazione tra queste proteine”. 

Sappiamo da tempo – ha proseguito l’eseprto – che l’inibizione di TFEB da parte di mTORC1 avviene attraverso l’aggiunta di gruppi fosfato. Ma, questa volta abbiamo individuato sia il modo in cui questo avviene, sia la disposizione delle proteine che partecipano al processo. Questa fotografia ci permette di visualizzare tutti i possibili bersagli farmacologici a nostra disposizione. Ma soprattutto ci permette di studiare quale sia il più adatto per ottenere l’effetto desiderato, per esempio uno spegnimento di TFEB per evitare che lavori troppo quando invece non dovrebbe”.

I prossimi passi

Ora il team continuerà la ricerca per cercare terapie tali da ristabilire l’equilibrio metabolico compromesso in alcune condizioni patologiche. Lo faranno concentrandosi su due malattie genetiche caratterizzate da un elevato rischio di sviluppare tumori. Le due malattie sono la sclerosi tuberosa e la sindrome di Birt-Hogg-Dubè. Di seguito la spiegazione, nel merito, del ricercatore: “Abbiamo già dimostrato nei modelli animali di queste malattie – spiega Napolitano – che inibendo TFEB si riesce ad arrestare la proliferazione tumorale. Crediamo perciò che questa sia la strada da seguire e lo studio appena pubblicato ci fornisce una mappa dettagliata per individuare molecole, già disponibili o da disegnare ad hoc, in grado di legarsi nel punto giusto e produrre l’effetto che vogliamo e, auspicabilmente, non altri”.

“È proprio a causa dei troppi effetti che sono falliti finora tutti i tentativi di agire farmacologicamente su mTORC1 – ha proseguito il ricercatore. Un fenomeno abbastanza inevitabile considerando quante funzioni svolge questa proteina. Ecco perché agire più ‘a valle’ potrebbe consentirci un’azione più mirata. Se questo approccio si rivelerà vincente potrà essere applicato anche in altre malattie ereditarie associate a cancro. Oppure, in tumori non ereditari ma già noti per essere associati a una sregolazione di questo complesso proteico, come il melanoma o il tumore al seno triplo negativo”.

Fonte: https://www.nature.com/articles/s41586-022-05652-7

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Scoperto percorso molecolare che avvia il tumore del pancreas

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La scoperta, emersa da uno studio pubblicato su ‘Nature Cell Biology’, riguarda in particolare le cosiddette cellule TIC (Tumor-initiating cells)

Identificato un pathway molecolare che svolgerebbe un ruolo chiave nell’avvio del tumore del pancreas. La scoperta deriva da uno studio di un team di ricercatori dell’Università di California di San Diego, con i risultati pubblicati sulla rivista ‘Nature Cell Biology’. Il meccanismo svelato dal gruppo di esperti potrebbe contribuire anche all’elevata resistenza della malattia alla chemioterapia e all’alta propensione a formare metastasi. Ma entriamo nel dettaglio.

Il team ha scoperto che le cellule che avviano il tumore (Tumor-intiating cells – TIC) devono innanzitutto superare una fase di ‘stress’ a livello locale, creando un loro microambiente che promuove il tumore e che recluta cellule intorno la sua rete. Secondo i ricercatori, colpendo questo pathway che avvia il tumore si potrebbero individuare nuove opzioni terapeutiche in grado di limitare la progressione tumorale, le recidive o la diffusione del tumore del pancreas. 

Il procedimento nel dettaglio

Una caratteristica di queste cellule, le TIC, è che possono adattarsi ad ambienti ostili. Per analizzare al meglio, il team ha sottoposto linee di cellule di tumore del pancreas a diversi tipi di stress, tra cui mancanza di ossigeno e livelli di zuccheri. I ricercatori hanno identificato, poi, quali fra queste cellule possono adattarsi a condizioni ostili, osservano quali geni e quali molecole risultavano modificati dall’azione cellulare. Le cellule tolleranti allo stress mostravano ridotti livelli di micro-RNA che sopprime il tumore. A sua volta il micro-RNA (miR-139-5p) portava a sovra-regolazione del recettore 4 dell’acido lisofosfacetico (lysophosphatidic acid receptor 4 – LPAR4), un recettore accoppiato alla proteina G sulla superficie cellulare.

L’espressione di questo recettore promuove infatti la produzione di nuove proteine nella matrice extracellulare. Ciò consente alle cellule del cancro solitarie di iniziare a costruire il loro microambiente che supporta il tumore. Tale matrice extracellulare è particolarmente ricca di fibronectina, una proteina che si lega ai recettori trans-membrana, anche definiti col nome di integrine. Una volte che le integrine ‘sentono’ la fibronectina, iniziando a dare il segnale, alle cellule, di esprimere loro stessi geni che avviano il tumore. 

Inoltre, lo studio ha evidenziato come le forme di stress possano essere anche altre, come la stessa chemioterapia. Il team ha osservato che trattando le cellule tumorali in coltura con chemioterapici usati come standard-of-care, si aveva una sovra-regolazione di LPAR4. Un meccanismo, questo, che spiegherebbe in che modo queste cellule possono sviluppare la tolleranza allo stress e la resistenza ai farmaci. 

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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Tumore del cervello: un modello computazionale predice la progressione

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Un team di ricercatori canadesi ha sviluppato un’innovativa tecnica per predire, in modo accurato, la crescita di una forma di tumore particolarmente aggressiva: il gliobastoma multiforme

Il glioblastoma multiforme è una forma di tumore cerebrale molto aggressiva e ancora difficile da curare, soprattutto a causa delle numerose recidive. I pazienti affetti da questa particolare tipologia di tumore del cervello, vengono solitamente sottoposti a interventi chirurgici per la rimozione del tumore, a cui seguono radio e chemioterapia. Nonostante ciò, è difficile prevenire le recidive del tumore nella quasi totalità dei casi. Questo perché le poche cellule tumorali rimaste quiescenti nel tessuto sano dopo le terapie sono in grado di sviluppare resistenze ai trattamenti.

Un team di ricercatori canadesi dell’Università di Waterloo e dell’Università di Toronto ha messo a punto un modello computazionale per predire, in modo accurato, la crescita e la progressione del glioblastoma multiforme. Il team canadese ha analizzato dati delle risonanze magnetiche di diverse persone affette da questa forma di tumore cerebrale. Ciò è stato possibile grazie all’utilizzo di un apprendimento automatico attraverso il quale il team ha analizzato in modo completo il tumore, con un preciso obiettivo: migliorare la stima sulla sua progressione.

In particolare, gli esperti hanno analizzato due set di dati raccolti dalle risonanze, da ciascuno di cinque pazienti che soffrivano di glioblastoma. I pazienti, che non hanno ricevuto trattamenti, si sono sottoposti a una prima risonanza. Dopo diversi mesi ne hanno ricevuto una seconda. In questo modo, i ricercatori hanno potuto osservare cosa accade al tumore se lasciato incontrollato. Dalle informazioni raccolte hanno sviluppato il modello computazionale, il quale offre una buona previsione di come crescerà il glioblastoma. Il prossimo step, secondo gli autori, sarà includere l’effetto dei trattamenti in questo modello predittivo di progressione. 

Fonte: Journal of Theoretical Biology.

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