Morte di Astori, condanna per il medico: risarcimento di oltre 1 milione di euro

Una storia che sconvolse non solo gli appassionati di calcio ma il mondo intero. La morte di Davide Astori non poteva non toccare perché si trattava di un ragazzo giovane, nel bel mezzo di una carriera calcistica di primo piano e perché assolutamente improvvisa.


Era uno sportivo, proprio questo ha lasciato pensare che probabilmente qualcosa era andato storto e che potessero esserci situazioni da chiarire. Un iter giudiziario iniziato a giugno del 2018 dopo che, il 4 marzo dello stesso anno il capitano della Fiorentina fu trovato senza vita all’interno dell’albergo di Udine che ospitava la Viola per la sfida di campionato.


Dopo una serie di analisi e documentazioni raccolte si è arrivati a individuare Giorgio Galanti come unico imputato, accusato di omicidio colposo per due certificati di idoneità sportiva rilasciati al giocatore quando era direttore di Medicina dello Sport dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi, nel fiorentino.


Il dottore è stato condannato a un anno di reclusione, pena sospesa, e al pagamento di una provvisionale per il risarcimento danni per un ammontare complessivo di un milione e novantamila euro di cui 250.000 a favore della compagna del calciatore Francesca Fioretti, 240.000 per la figlia Vittoria, i restanti 600.000 per i genitori del capitano viola, Renato e Giovanna, e per i fratelli Marco e Bruno.


Un duro colpo che inchioda il medico, secondo la Procura, a una precisa responsabilità: il non aver rilevato delle anomalie nelle prove da sforzo. Il risultato avrebbe dovuto portare ad accertamenti che avrebbero fatto notare la cardiomiopatia aritmogena di cui Astori soffriva.


Di parere, ovviamente, contrario la difesa secondo la quale nessun esame avrebbe potuto far emergere questa anomalia, con Astori che non aveva mai manifestato sintomi. È servita una terza perizia, firmata da un cardiologo e da un medico legale, che è, poi, quella che ha portato alla condanna di Galanti: “L’holter ECG indicato all’interno delle linee guida cocis non è stato eseguito. - scrivono i due periti - Avrebbe potuto, ma non con alta probabilità (vista la variabilità delle aritmie) identificare aritmie maggiori che, se documentate, avrebbero indirizzato ad ulteriori indagini di terzo livello”.


Sarebbe stato necessario un defibrillatore per cercare di salvare la vita ad Astori, ma la morte è arrivata nel sonno, mentre si trovava da solo nella stanza d’albergo. Insomma, quella negligenza, per la Procura, ha meritato la condanna a un anno e sei mesi, come richiesto dal pm, ridotta a un anno per lo sconto previsto dal rito abbreviato.



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