L’annuncio di Sileri: in arrivo documenti per incrementare la telemedicina

L’esplosione della pandemia ha costretto l’Italia a rivedere il suo Sistema Sanitario e farlo con una maggiore celerità per andare incontro al cambiamento e alla modernizzazione di tutto il comparto.


Ecco che diventa di fondamentale importanza incrementare, maggiormente, le prestazioni della telemedicina, un mezzo che può aiutare a rendere più immediato, veloce e diretto, il rapporto tra paziente e medico.


Le prime risposte in merito sono arrivate dal Rappresentante della Salute al Senato, Pierpaolo Sileri, in Commissione Sanità all’interrogazione di Paola Boldrini in merito agli aggiornamenti sullo sviluppo della telemedicina, specie per i pazienti cronici.


Il Gruppo di lavoro dell’NSIS , il Nuovo Sistema Informatico Sanitario, insieme agli esperti e ai rappresentanti delle Federazioni Nazionali di Medici, Odontoiatri e Infermieri, hanno predisposto un documento (“Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni di telemedicina”) utile a dare le linee guida per permettere agli operatori di erogare prestazioni come la televisita, il teleconsulto medico, la teleconsulenza medico-sanitaria, la teleassistenza e la telerefertazione.


Un importante vademecum per conoscere bene la nuova strada da percorrere ma questo non deve essere un punto di arrivo perché, come ha affermato lo stesso Sileri, “sono in fase di conclusione altre documentazioni che possono incrementare le prestazioni di telemedicina, a partire dalla teleriabilitazione fino ad arrivare a tutti gli altri aspetti possibili in ambito assistenziale per migliorare la qualità dell’assistenza”. Un salto obbligatorio per andare incontro alla ripresa dell’attività ambulatoriale che ripartirà con evidenti limitazioni.


Allo stato attuale, stando alla “Mappatura delle esperienze di telemedicina sul territorio nazionale”, si sono verificate 282 esperienze di telemedicina nel 2018, di cui 31 con tutte le valutazioni utili per applicare la metodologia MAST (Model for Assessment of Telemedicine).


Oltre la metà sono state prestazioni totali (33.3%) o parziali (28,4%), la restante parte, invece, riguardanti progetti pilota o sperimentali. Le esperienze più effettuate sono quelle di teleconsulto, telerefertazione e telemonitoraggio, mentre gli ambiti specialistici più affrontati sono stati cardiologia e radiologia. Nella totalità delle persone che hanno usufruito di questo nuovo mezzo, la maggior parte aveva patologie croniche (55%), i restanti erano pazienti acuti (45%).


Passi decisi verso un futuro più innovativo anche per la sanità, modalità di consulto che possono aiutare a non ingolfare un sistema che è andato in grossa difficoltà e rendere più agevole il rapporto tra medico e paziente.



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