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Retinopatia: la malattia diabetica che colpisce gli occhi

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retinopatia diabetica
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Il Dott. Maurizio Mazzone, specialista oculista e dirigente medico presso l’azienda ospedaliera ‘San Pio’ di Benevento, espone preziose informazioni su questa particolare malattia 

La retinopatia diabetica è una complicanza oculare del diabete. È causata da un danno ai vasi sanguigni del tessuto della parte fotosensibile dell’occhio, la retina. Può svilupparsi in tutti coloro che soffrono di diabete di tipo 1 e di diabete di tipo 2. Italian Medical News ha deciso di approfondire il tema, intervistando e ponendo una serie di domande ad un esperto del settore: il Dott. Maurizio Mazzone, specialista oculista e dirigente medico presso l’azienda ospedaliera ‘San Pio’ di Benevento

Dottore, innanzitutto, come si manifesta la retinopatia diabetica? Cosa può dirci a riguardo?

“In primo luogo, la retinopatia diabetica è una malattia di grandissima rilevanza sociale ed è una patologia diffusissima in tutto il mondo. Oggi possiamo affermare che la cecità causata dalla retinopatia diabetica è sostanzialmente al primo posto in tutto il pianeta. Dunque parliamo di una malattia che è la causa principale di cecità. Nei primi stadi della retinopatia diabetica non si presentano sintomi; infatti capita spesso che l’oculista rilevi la patologia prima ancora che il paziente presenti una riduzione della vista. È per questo motivo che sia il diabetologo, sia il medico di base, devono sempre mandare il paziente diabetico dall’oculista, affinché venga sottoposto a visite periodiche“.

Per quanto concerne i sintomi, che come detto non si manifestano subito, parliamo di sintomi che sono legati essenzialmente alla riduzione visiva. Generalmente si tratta di un offuscamento graduale, ma talvolta si può presentare come una netta riduzione improvvisa della vista. Ciò capita quando il paziente subisce delle emorragie endoculari, le quali comportano appunto, un’acuta riduzione della vista”.

Le conseguenze della malattia: da un iniziale offuscamento visivo al più grave distacco della retina

In che modo agisce la malattia diabetica nel causare tali gravi problemi alla vista? E soprattutto, quali sono nello specifico questi problemi?

I problemi della vista accadono perché la patologia diabetica altro non è che un’alterazione della micro-circolazione, in questo caso retinica. Capita quindi che i piccoli vasi della retina si modificano, andando incontro alla formazione dei cosiddetti microaneurismi, ovvero delle micro-sacche sulle pareti delle arterie. I microaneurismi, in una fase iniziale, danno luogo alla fuoriuscita di un trasudato, soprattutto a livello della macula, ovvero la zona centrale della retina. È in questo modo che si presenta l’edema maculare diabetico“.

“In casi più gravi, quando la patologia è esistente nel paziente da molto tempo, si ha purtroppo la chiusura dei piccoli vasi che irrorano la periferia retinica con formazione delle cosiddette aree ischemiche. Quest’ultime sono pericolosissime poiché causano, con il tempo, la formazione di neo-vascolarizzazioni, che essendo molto deboli possono rompersi facilmente dando luogo a copiose emorragie endoculari. Tale situazione è molto pericolosa perché non solo da luogo ad una perdita acuta della vista, ma diventa la situazione di partenza di ulteriori complicanze come la formazione di membrane che in casi estremi possono dar luogo al distacco della retina. Vediamo, dunque, come questa patologia possa causare vari problemi visivi, da un iniziale offuscamento visivo al più grave distacco della retina”.

I compiti del diabetologo e dell’oculista e il ‘successo’ delle iniezioni intravitreali

Qual è il ruolo del diabetologo e dell’oculista? 

“Innanzitutto il diabetologo, ma anche il medico internista e di famiglia, devono assolutamente inviare periodicamente il paziente diabetico dall’oculista. Questi è in grado di intervenire in tutte le fasi della malattia. La prima fase, come detto, è quella legata all’edema maculare diabetico e in questo caso l’oculista deve sottoporre il paziente a degli esami speciali: in primo luogo il fondo oculare, successivamente l’esame OCT e infine la fluorangiografia retinica. La diagnosi dell’edema maculare diabetico è importantissima perché attraverso le iniezioni intravitreali si può ridurre, o addirittura cancellare, l’edema maculare diabetico restituendo completamente la vista al paziente. Questo è un grandissimo successo dell’oculistica degli ultimi 10-15 anni”.

Ha citato le iniezioni intravitreali. Può dirci qualcosa in merito?

“L’iniezione intravitreale oggi è fruibile oramai in tutti gli ospedali. Cosa importante è che anche se sono terapie abbastanza costose, sono a carico della sanità pubblica. Dunque, il paziente diabetico entra in un circuito dove l’assistenza è completa e a livelli molto elevati. L’iniezione intravitreale,nonostante sia da considerarsi una metodica invasiva, è comunque una procedura molto sperimentata e standardizzata; i rischi sono bassissimi se non quasi inesistenti. Al punto tale che il paziente diabetico, anche un paziente di media gravità, può ricevere in un anno anche 8-9 iniezioni. È stato un successo terapeutico davvero importante per l’oculistica e la medicina in generale. Nella mia unità operativa, eseguiamo ogni anno, circa 800-900 iniezioni intravitreali ,ma il numero è destinato a crescere”.

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Neuropatia ottica di Leber, terapia genica intravitreale soluzione efficace

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La terapia genica con iniezione intravitreale unilaterale di lenadogene nolparvovec si dimostra efficace per i pazienti affetti da neuropatia ottica ereditaria di Leber

Nei pazienti affetti da neuropatia ottica ereditaria di Leber si è rilevato un significativo miglioramento dell’acuità visiva. Ciò è avvenuto grazie ad un trattamento mediante terapia genica attraverso un’iniezione intravitreale unilaterale di lenadogene nolparvovec. Durante la riunione annuale dell’American Academy of Neurology (AAN) del 2022, tenutasi a Seattle, è avvenuta la presentazione dei risultati.

Nancy J. Newman, docente di Oftalmologia e Neurologia presso lEmory Eye Center di Atlanta ha ben esposto la malattia in questione nel corso della riunione 2022 AAN“La neuropatia ottica ereditaria di Leber (LHON) è una malattia devastante. Colpisce tipicamente giovani uomini nella pienezza degli anni di vita, in cui un occhio diventa cieco. Capita spesso che nel giro di pochi mesi avviene la perdita visiva anche del secondo occhio”. E’ per questi motivi che nasce l’elaborazione della terapia genica con lenadogene nolparvovec. (qui, maggiori informazioni sulla terapia).

Lo studio condotto su 98 partecipanti con LHON

Newman ed altri studiosi hanno condotto un’analisi arruolando 98 partecipanti con LHON. Questi avevano sperimentato la perdita della vista per almeno 12 mesi. Ogni partecipante ha ricevuto un’iniezione intravitreale unilaterale di lenadogene nolparvovec nel primo occhio interessato e terapia genica o placebo nel secondo occhio. 48 partecipanti hanno ricevuto un trattamento bilaterale. I restanti 50, invece, sono stati trattati unilateralmente. 

E’ ancora Newman a chiarire ulteriormente il quadro relativo a studi e ricerche. “In studi precedenti [pubblicati su Ophtalmology N.d.R] abbiamo dimostrato che si può effettuare la terapia genica con un vettore virale e iniettare un complemento del gene anormale nell’occhio. In questa fase – prosegue il docente americano – il gene anormale viene assorbito dalle cellule gangliari retiniche, compensando l’anomalia. Tutti gli occhi di secondo effetto, sia che abbiano ricevuto un’iniezione del farmaco o un’iniezione di placebo sono migliorati. E sono migliorati – conclude Newman – più di quanto ci sarebbe aspettati dalla storia della malattia. 

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Alla scoperta del glaucoma, l’analisi del Dott. Maurizio Mazzone

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Lo specialista oculista, dirigente medico presso l’azienda ospedaliera ‘San Pio’ di Benevento, ci spiega questa “silenziosa” malattia

In considerazione della ‘Settimana Mondiale sul glaucoma’, da poco terminata, il Dott. oculista Maurizio Mazzone ci offre interessanti informazioni su questa malattia, spesso definita anche come “ladro silenzioso della vista”. Il noto oculista beneventano, parte subito con un’importante considerazione che fa da preambolo all’intero discorso: ”Il glaucoma è un gruppo di patologie, non è una malattia singola. Quando noi parliamo di glaucoma ci riferiamo automaticamente alla patologia che è più diffusa, ovvero il glaucoma cronico semplice, ma in realtà dovremmo parlare dei glaucomi che sono, appunto, un gruppo di patologie. Tra questo gruppo, la patologia più frequente in assoluto, la quale costituisce oltre l’80-85% dei casi, è costituita dal glaucoma cronico semplice che insorge generalmente dopo i 40 anni di età ed è una malattia ad eziologia sconosciuta, cioè la causa non si conosce. Ci sono poi tante altre patologie glaucomatose che costituiscono il restante 15-20%”.

Parliamo dunque di una malattia degenerativa? Inoltre, è corretto dire che uno dei sintomi più diffusi è un aumento patologico della pressione intraoculare?

“Si, assolutamente. Questa patologia porta alla degenerazione delle fibre del nervo ottico. Per quanto riguarda la seconda domanda, si è vero, anche se c’è bisogno di una specificazione: l’aumento patologico è, nelle prime fasi e per molto tempo, asintomatico. In altre parole il paziente ha la pressione alta ma non presenta sintomi”.

“Da noi oculisti il glaucoma viene definito come ‘il ladro silenzioso della vista’ “

A tal proposito, è vero che parliamo di una malattia che si presenta in modo subdolo, ovvero che non dà alcun segno della sua presenza?

“E’ verissimo. Specialmente nella prima fase, che peraltro è lunghissima, il paziente è completamente asintomatico. Infatti, da noi oculisti il glaucoma viene definito come ‘il ladro silenzioso della vista’. Diviene dunque fondamentale la prevenzione, specialmente per quanto riguarda gli over 40 che devono assolutamente effettuare controlli periodici e far misurare periodicamente la pressione intraoculare”.

La pressione intraoculare potrebbe portare alla cecità?

“Si, può portare alla cecità in tempi però molto lunghi, anche se fortunatamente nella nostra popolazione occidentale questo evento è divenuto raro grazie proprio alla prevenzione sempre più diffusa e divulgata dagli oculisti. La cecità, la perdita della vista quindi, è lo stadio finale che può avvenire dopo anni di glaucoma non diagnosticato. In realtà, la malattia si instaura inizialmente dando luogo alla perdita delle fibre nervose del nervo ottico deputate alla visione periferica del campo visivo. Per fortuna però, la visione centrale rimane indenne.
In generale, il glaucoma altro non è che un aumento patologico della pressione intraoculare che andando a premere sulla testa del nervo ottico, dove ci sono i vasi che irrorano il nervo ottico, crea una ischemia subdola, cronica, la quale porta ad una degenerazione delle fibre nervose che costituiscono il nervo ottico stesso. La perdita di queste fibre corrisponde alla perdita del campo visivo”.

Considerazioni finali tra ereditarietà e importanza della prevenzione

Un’ultima domanda. La malattia è anche ereditaria?

L’ereditarietà non è spiccata, però esiste. Può capitare infatti che il paziente abbia il padre o la madre affetto da glaucoma. Purtroppo, ancora oggi, è difficile avere questo dato poiché è abbastanza improbabile che un paziente di oltre 40 anni riveli che uno dei suoi due genitori abbia avuto questa patologia. Questo perché 30-40 anni fa cominciava la prevenzione di questa malattia e gran parte della popolazione non praticava visite oculistiche di routine. Risulta difficile dunque avere una risposta attendibile. Probabilmente, fra qualche anno avremo qualche risposta in più in merito”.

La ringrazio Dottore. Vorrebbe aggiungere altro?

“Si, vorrei ribadire l’importanza della prevenzione del glaucoma, assolutamente fondamentale. Infatti, le terapie attuali che sono prevalentemente attuate con il collirio, garantiscono una prevenzione efficace contro la perdita della vista. Inoltre, se la diagnosi viene eseguita nei tempi giusti, anche la perdita del campo visito è tale da non inficiare la vita quotidiana del paziente. Questo è molto importante. Invito dunque sempre alla prevenzione, poiché sottoporsi periodicamente ad una visita permette di evitare l’eventuale avanzamento della malattia”.

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Un milione di italiani con glaucoma ma la metà ne è all’oscuro

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Gli esperti della Soi: “basterebbe sottoporsi a una visita specialistica per ottenere una diagnosi precisa e curarsi efficacemente”

Glaucoma, ‘il ladro silenzioso della vista’. Un milione di persone ne soffre in Italia, con prevalenza negli over 40. Il vero problema, però, è che la metà non sa di averlo, visto che la malattia non dà sintomi fino a quando è ormai troppo tardi per intervenire. Gli esperti della Soi – Società oftalmologica italiana, in occasione della Settimana mondiale del glaucoma (6-12 marzo), ricordano che“basterebbe sottoporsi a una visita specialistica”, consiglio rivolto specie agli over 40. Questi ultimi infatti sono i più a rischio, in quanto spesso dimenticano di fare controlli che dovrebbero fare “ogni due anni”, come precisa la Soi.

“Il glaucoma è una malattia degenerativa”, dichiara Matteo Piovella, presidente Soi. “La presenza di un aumento patologico della pressione intraoculare è il sintomo più diffuso del glaucoma, che tuttavia si diffonde in modo subdolo poiché non da alcun segno della sua presenza”. Piovella aggiunge inoltre come “per molto tempo le persone non presentano disturbi visivi o qualsivoglia irritazione. Non si prova dolore o fastidio. Inevitabilmente, però, un aumento della pressione intraoculare porta a un progressivo danno del nervo ottico che a sua volta può portare alla cecità”. 

“La caratteristica principale della malattia è la riduzione del campo visivo”

Lo specialista conclude affermando come “la caratteristica principale della malattia è la riduzione del campo visivo, situazione che impedisce di muoversi e orientarsi in sicurezza. La malattia ha un esordio privo di penalizzazioni – insiste il presidente della Soi – ma risulta progressiva e inesorabile se non adeguatamente riconosciuta e quindi curata”. 

Attraverso un comunicato stampa la Soi comunica l’organizzazione della seconda Giornata italiana dell’oftalmologia, che si terrà il 24 Marzo. All’interno del comunicato si sottolinea l’importanza di rivolgersi al medico oculista di fiducia. Uno specialista che – si legge nella nota – “protegge la vista di tutti e non solo dal glaucoma. Ambliopia, cataratta, distacco di retina, maculopatie e difetti visivi rifrattivi rappresentano i principali obiettivi del nostro totale impegno. La seconda Giornata dell’oftalmologia certifica l’attività dei medici oculisti italiani a salvaguardia della vista, perché ‘la vista ti salva la vita’.  

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