I nostri Social

Covid-19

Stato di emergenza per Covid-19 prorogato fino al 31 dicembre

Pubblicato

il

Covid
Tempo di lettura: 4 minuti

Stato di emergenza per Covid-19 prorogato fino al 31 dicembre

Proroga fino al 31 dicembre 2021 dello stato di emergenza nazionale. Inoltre modifica dei parametri che definiscono i livelli di rischio e consentono il cambio di “colore” alle Regioni e Province autonome. Viene anche esteso l’utilizzo della Certificazione verde Covid-19 a diverse attività.

È quanto prevede il Decreto legge 22 luglio 2021, le cui misure sono state illustrate il 22 luglio in una conferenza stampa a Palazzo Chigi dal Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi e dal Ministro della Salute Roberto Speranza.

Certificazione verdi Covid-19

Sarà possibile svolgere alcune attività solo se si è in possesso di una Certificazione verde Covid-19 (green pass) che attesti di aver fatto almeno una dose di vaccino oppure essere risultati negativi a un tampone molecolare o rapido nelle ultime 48 ore oppure di essere guariti da Covid-19 nei sei mesi precedenti, anche in zona bianca:

  • servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso
  • spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi
  • musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre
  • piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso
  • sagre e fiere, convegni e congressi
  • centri termali, parchi tematici e di divertimento
  • centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione
  • sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò
  • concorsi pubblici

La Certificazione verde Covid-19 non è richiesta ai bambini esclusi per età dalla campagna vaccinale (fino a 12 anni). Ai soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica, verrà creata una Certificazione digitale dedicata. Finché questa non sarà disponibile, possono essere utilizzate quelle rilasciate in formato cartaceo.

Zone e livelli di rischio

L’incidenza dei contagi resta in vigore ma non sarà più il criterio guida per la scelta delle colorazioni delle Regioni e Province autonome. Dal primo agosto i due parametri principali saranno:

  • il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid-19
  • il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid-19

Misure per lo svolgimento degli spettacoli culturali

In Stato d’emergenza in zona bianca e in zona gialla, gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali o spazi anche all’aperto, sono svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale, e l’accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19. 

Zona bianca, la capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata all’aperto e al 25 per cento al chiuso nel caso di eventi con un numero di spettatori superiore rispettivamente a 5.000 all’aperto e 2.500 al chiuso. 

Zona gialla la capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata. Il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 2.500 per gli spettacoli all’aperto e a 1.000 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Le attività devono svolgersi nel rispetto di linee guida adottate.

Misure per gli eventi sportivi

Inoltre per la partecipazione del pubblico sia agli eventi e alle competizioni di livello agonistico riconosciuti di preminente interesse nazionale con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano e del Comitato italiano paralimpico, riguardanti gli sport individuali e di squadra, organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva ovvero da organismi sportivi internazionali sia agli eventi e le competizioni sportivi diversi da quelli citati si applicano le seguenti prescrizioni: 

  • In zona bianca, la capienza consentita non può essere superiore al 50% di quella massima autorizzata all’aperto. Al 25% al chiuso. 
  • In zona gialla la capienza consentita non può essere superiore al 25% di quella massima autorizzata. Il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 2.500 per gli impianti all’aperto e a 1.000 per gli impianti al chiuso. Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida adottate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana, sulla base di criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico

Sanzioni

I titolari o i gestori dei servizi e delle attività autorizzati previa esibizione del Green pass sono tenuti a verificare che l’accesso a questi servizi e attività avvenga nel rispetto delle prescrizioni. In caso di violazione può essere elevata una sanzione pecuniaria da 400 a 1000 euro sia a carico dell’esercente sia dell’utente. Qualora la violazione fosse ripetuta per tre volte in tre giorni diversi, l’esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni.

Fondo discoteche

Con lo Stato di emergenza hanno istituito un fondo per i ristori alle sale da ballo.

Tamponi a prezzo ridotto

Il Commissario straordinario per l’emergenza epidemiologica Covid-19 definisce d’intesa con il Ministro della Salute un protocollo d’intesa con le farmacie e con le altre strutture sanitarie al fine di assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzi contenuti che tengano conto dei costi di acquisto.

Potrebbe interessarti anche I medici al Ministro Speranza: “Senza di noi non si fa la sanità”

stato emergenza covid-19

Continua a leggere
Advertisement
Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Covid-19

I vaccini anti-Covid sono sicuri: la conferma da un nuovo e ampio studio

Pubblicato

il

Covid
Tempo di lettura: 3 minuti

A mettere un punto su una questione mai spenta, quella sui vaccini anti-Covid, il più ampio studio mai condotto sull’argomento. La ricerca ha coinvolto oltre 99 milioni di persone

Nonostante il passare del tempo, le controversie riguardanti la sicurezza dei vaccini anti-Covid continuano a suscitare dibattiti. Un importante studio, il più esteso mai condotto sull’argomento, coinvolgendo oltre 99 milioni di persone provenienti da diverse nazioni tra cui Australia, Argentina, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Nuova Zelanda e Scozia (solo per citarne alcune), potrebbe finalmente porre fine a tali polemiche. I risultati, pubblicati sulla rivista internazionale ‘Vaccine’, confermano inequivocabilmente l’efficacia e la sicurezza dei vaccini, evidenziando soltanto rari effetti collaterali.

Nello studio i ricercatori hanno identificato potenziali collegamenti tra la vaccinazione ed effetti collaterali entro 42 giorni dalla somministrazione. In particolare hanno confrontato i tassi di 13 condizioni mediche post-vaccinazione (cardiache, neurologiche ed ematiche) con ciò che ci si aspetterebbe di vedere in assenza delle vaccinazioni. “Il rischio fino a 42 giorni dopo la vaccinazione era generalmente simile al rischio di fondo per la maggior parte dei risultati” – scrivono gli autori della ricerca. L’analisi ha confermato tuttavia le associazioni già note tra i vaccini e i bassi rischi di miocardite, pericardite, sindrome di Guillain-Barré e trombosi del seno venoso cerebrale.

Alcuni, rari, effetti collaterali

Per quanto riguarda i vaccini a vettore virale, come quelli prodotti da Astrazeneca, gli studiosi hanno individuato un incremento dei casi di sindrome di Guillain-Barré, un raro disturbo del sistema immunitario che interessa i nervi. Mentre ci si aspettava 76 casi in una popolazione di 99 milioni di individui, indipendentemente dalla vaccinazione, ne sono stati registrati 190. Questo legame non si è invece riscontrato con i vaccini a mRna. Inoltre, dopo la somministrazione della prima dose del vaccino a vettore virale, si è notato un rischio di trombosi del seno venoso cerebrale tre volte superiore a quello atteso: su 99 milioni di persone sono stati rilevati 69 eventi, rispetto ai 21 previsti. I rischi erano aumentati di 1,49 volte dopo la prima dose del vaccino a mRna e di 1,25 volte dopo le dosi successive.

Dopo l’uso dei vaccini a mRNA, gli studiosi hanno notato che, in seguito alla somministrazione della prima dose, il rischio di pericardite, un’infiammazione del tessuto che avvolge il cuore, era 1,7 volte superiore rispetto a quanto previsto, aumentando a 2,6 volte dopo una quarta dose. Lo studio ha inoltre portato alla luce due altre condizioni correlate ai vaccini, considerate estremamente rare. La prima è la mielite trasversa, un’infiammazione di una parte del midollo spinale, che si è verificata dopo l’uso dei vaccini a vettore virale. La seconda è l’encefalomielite acuta disseminata, un’infiammazione e un gonfiore del cervello e del midollo spinale che si è manifestata dopo entrambi i tipi di vaccini. Dopo la vaccinazione a mRNA, i ricecatori hanno osservato 7 casi di encefalomielite acuta disseminata, rispetto ai 2 casi attesi.

La mielite trasversa causa improvviso mal di schiena e a volte porta alla paralisi. Circa un terzo delle persone guarisce, circa un terzo continua ad avere gli stessi problemi e circa un terzo recupera molto poco. L’encefalomielite acuta disseminata si manifesta con sintomi come confusione, eccessiva irritabilità, alterazioni della coscienza, e si può verificare la perdita della vista, disturbi motori, dell’equilibrio e della coordinazione. La prognosi è favorevole nella maggior parte dei casi (anche più del 70% dei pazienti).

L’importanza di avere fiducia nel sistema

Julie Leask, esperta di vaccini presso l’Università di Sydney, sottolinea che un’infezione da Covid aumenta il rischio di alcune di queste rare condizioni molto più di quanto faccia un vaccino. I nostri esperti di vaccini – spiega ancora l’esperta – stanno prestando attenzione a quando i vaccini portano a gravi effetti collaterali, e stanno agendo di conseguenza. Avere fiducia in un sistema in grado di rilevare i problemi e affrontarli è una parte molto importante di un solido programma di vaccinazione” – ha concluso.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

Potrebbe interessare anche Covid-19, arriva in Italia il nuovo vaccino proteico

vaccini anti-Covid

Continua a leggere

Covid-19

Covid-19, arriva in Italia il nuovo vaccino proteico

Pubblicato

il

vaccini
Tempo di lettura: 2 minuti

Il vaccino è di tipo proteico ricombinante adiuvato e prende il nome di NVX-CoV2373: rispetto ai vaccini a mRna presenta un’architettura completamente diversa

Il Covid-19 sembra resistere nel tempo e, grazie alle sue costanti mutazioni, continua a colpire, specialmente in questa stagione. Pertanto, assume particolare importanza l’introduzione di un nuovo vaccino proteico ricombinante adiuvato denominato NVX-CoV2373, sviluppato da Novavax e adeguato alle direttive dell’EMA relative alle ultime varianti in circolazione. A differenza dei vaccini a mRna, l’architettura del vaccino proteico Novavax è radicalmente diversa. Mentre l’approccio alla base dei vaccini di Moderna e Pfizer è rivoluzionario, quello che ha guidato lo sviluppo del NVX-CoV2373 è più tradizionale. Grazie a un frammento del virus, il vaccino istruisce il sistema immunitario su come riconoscere e attaccare il virus. È importante sottolineare che si tratta di frammenti privi di materiale genetico, quindi incapaci di infettare le cellule.

In alcune situazioni, come nel caso di questo vaccino, viene aggiunta una sostanza supplementare chiamata adiuvante, il cui scopo è stimolare una risposta immunitaria più robusta. La piattaforma del vaccino NVX-CoV2373 si fonda su due componenti che vengono somministrate simultaneamente: proteine ricombinanti Spike che circondano un nucleo composto da nanoparticelle di polisorbato 80 (PS80), mescolate a nanosfere di adiuvante Matrix-M a base di saponine.

Le fasi della produzione

Nel processo di produzione delle particelle del vaccino, si attraversano diverse fasi. Inizialmente, il gene responsabile della sintesi della proteina di interesse, ovvero Spike, viene inserito all’interno di un baculovirus, un virus di insetto. Successivamente, il baculovirus ricombinante infetta le cellule Sf9, un ceppo clonale di cellule derivate da Spodoptera frugiperda. Il DNA penetra nel nucleo delle cellule Sf9 ed è soggetto a trascrizione. Le cellule Sf9, quindi, producono le proteine di interesse in una conformazione nativa. Le proteine si accumulano sulla superficie delle cellule Sf9, formando l’antigene organizzato come proteine assemblate intorno a un core di polisorbato 80. Successivamente, l’antigene viene mescolato con l’adiuvante Matrix-M, completando così la preparazione del vaccino pronto per l’iniezione.

I diversi benefici

Il vaccino proteico di Novavax presenta diverse vantaggi, tra cui la possibilità di essere somministrato in modo compatibile con il vaccino antinfluenzale. Inoltre, l’impiego di vaccini provenienti da fonti diverse risulta benefico per potenziare l’immunità, come evidenziato da diversi studi in materia. Il Prof. Roberto Ieraci, Ricercatore associato CNR e esperto in Strategie vaccinali per la Regione Lazio, enfatizza l’importanza dell’adiuvante Matrix-M. Tale componente induce una sensibilizzazione delle cellule immunitarie sia nel sito di inoculazione sia nei linfonodi drenanti, un fenomeno che contribuisce a migliorare la qualità della risposta immunitaria. In conclusione, si tratta di una nuova importante arma contro il Covid.

Fonte

Potrebbe interessare anche Covid, ricercatori cinesi studiano un vaccino inalabile

vaccino

Continua a leggere

Covid-19

Covid, ricercatori cinesi studiano un vaccino inalabile

Pubblicato

il

Tempo di lettura: 2 minuti

Un vaccino anti-Covid in polvere, da inalare, per proteggersi dal contagio con un singolo ‘puff’. I primi risultati sono descritti su ‘Nature’

Dei ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze stanno esaminando la possibilità di sviluppare un vaccino anti-Covid in forma di polvere inalabile. Questo innovativo approccio mira a fornire protezione contro il contagio con un unico ‘puff’. I primi risultati positivi ottenuti nei test sugli animali sono stati documentati su ‘Nature’.

“Il prodotto – spiegano gli autori nell’estratto del loro studio – induce potenti risposte immunitarie sistemiche e a livello delle mucose. Abbiamo osservato nei topi, nei criceti e nei primati non umani una forte produzione di immunoglobuline IgG e IgA, quindi una risposta anticorpale, nonché una risposta locale cellulare dei linfociti T. Parliamo di tutti elementi che conferiscono una protezione efficace contro Sars-CoV-2. I dati – proseguono – supportano l’uso di questo vaccino inalabile come promettente piattaforma multivalente per combattere il Covid-19 e altre malattie infettive respiratorie”.

Il vaccino in fase sperimentale si caratterizza per la sua composizione, consistente in microcapsule che contengono nanoparticelle formate da subunità proteiche della tossina B del colera, le quali presentano gli antigeni del coronavirus Sars-CoV-2. Dotate di “dimensioni aerodinamiche ottimali”, queste microsfere sono progettate per attraversare la mucosa e raggiungere i polmoni. Una volta lì, si verifica un “rilascio sostenuto” delle particelle contenenti l’antigene, il quale stimola una risposta immunitaria efficace nella difesa contro l’infezione.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio cinese.

Potrebbe interessare anche Il Covid può infettare anche le coronarie: il nuovo studio

covid


Continua a leggere

In evidenza

© Riproduzione riservata - Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione della fonte corretta www.italianmedicalnews.it.