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Ucraina, arriva il documento dei pediatri per l’accoglienza dei minori 

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Ad elaborare il vademecum, il Tavolo Tecnico Malattie Infettive e Vaccinazioni e il Gruppo di Lavoro Nazionale per il Bambino Migrante della Società Italiana di Pediatria

Ufficializzato il vademecum per l’accoglienza dei minori in fuga dall’Ucraina. Come riportato da ilsole24ore.com,  il documento è rivolto a strutture, organizzazioni e a chiunque sia coinvolto nell’accoglienza dei bambini, con l’obiettivo di offrire loro la migliore assistenza sanitaria. Previsto anche un indirizzo e-mail al quale è possibile rivolgersi per avere la consulenza degli esperti Sip in caso di difficoltà della gestione. (infettivologiapediatrica.ucraina@gmail.com

Il documento prevede una serie di assicurazioni per il bambino in fuga. Principalmente il diritto al pediatra di famiglia con assegnazione del ‘codice STP’ (straniero temporaneamente presente). Quest’ultimo permette ai piccoli rifugiati di avere gli stessi diritti dei bambini italiani per l’accesso alle prestazioni sanitarie.
Assicurata anche una visita medica per valutare lo stato nutrizionale, l’apparato cardiorespiratorio e lo stato della cute per l’identificazione di ectoparassitosi. 

Non mancano tra le garanzie, screening e vaccinazioni relative al Covid-19 e non solo: saranno infatti assicurate vaccinazioni di routine (in rapporto all’età), e screening per tubercolosi, considerata l’elevata incidenza di questa patologia in Ucraina. Fondamentale sarà l’apporto di mediatori culturali con specifiche competenze sanitarie, al fine di supportare la relazione medico-paziente. Da ultimo, la Sip raccomanda un rapido inserimento dei profughi minori in ambito scolastico allo scopo di favorire l’apprendimento della lingua e l’integrazione sociale.

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Gli effetti della guerra sui bambini ucraini arrivati in Italia

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Cefalea, confusione, disturbi del sonno e non solo: il cervello di questi bambini è in costante situazione di alert

Giocano con i coetanei nel giardino della scuola, ma ovviamente non hanno la giusta serenità che un bambino dovrebbe avere. Non appena sentono un rumore sordo, sbattere una porta o un cancello, cercano riparo vicino alla maestra. I bambini ucraini arrivati in Italia appaiono impauriti, fragili e in perenne stato di allerta. A confermarlo sono le parole di Annarosa Colonna, neuropsichiatra infantile dell’Antoniano di Bologna che ha accolto i piccoli con le loro mamme. 

La psicoterapeuta racconta dettagliatamente la situazione dei piccoli rifugiati. “I bambini soffrono di cefalea, hanno disturbi del sonno e di concentrazione. Anche quando sono molto interessati ad una attività ludica si fermano al minimo rumore, come se fossero sempre pronti alla fuga. Il loro cervello è in costante situazione di alert e questo si riflette anche in altri ambiti. Non vogliono uscire di casa per non separarsi dalla mamma, anche se prima erano bambini indipendenti”.

Attualmente sono circa 39.000 i bambini che hanno trovato rifugio in Italia. Sono felici di essere qui, ma il legame con la loro terra d’origine è costante. “Alcuni si collegano in DAD con la scuola di provenienza. Questo è fondamentale perché permette loro di mantenere viva la propria identità – prosegue Annarosa Colonna. Allo stesso tempo però, in questo modo, restano sintonizzati sul canale della guerra. Questo fa sì che siano in perenne stato di ansia e quando ravvisano che è in atto una incursione aerea tendono a fuggire come se fossero ancora in pericolo. Cerchiamo di intervenire con l’aiuto delle mamme. Il loro ruolo è fondamentale per calmare e disinnescare lo stato di paura che li pervade”. Il centro terapeutico Antoniano di Bologna ha messo in campo tante iniziative. Tra queste, una giornata a porte aperte per mamme e bambini arrivati dall’Ucraina, con visite specialistiche riabilitative. 

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I bambini e la guerra in Ucraina

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Il racconto di Raffaele Arigliani, Pediatra e membro delegazione MEAN, del suo recente viaggio in Ucraina

“Come membro della delegazione MEAN (Movimento europeo azione non violenta: link sito web) sono stato in Ucraina, in un percorso di ascolto teso a comprendere i bisogni di un popolo che vive sotto le bombe e conta ogni giorno i suoi figli uccisi. Sono un Pediatra. Anche mentre ero lì il telefono squillava: le mamme dei miei pazienti italiani mi inseguivano per avere dei consigli sulla salute dei loro bimbi. La tosse che non va via, la convulsione legata al rapido rialzo della febbre, la positività al Covid, ecc.… Spesso le loro voci tremavano, l’ansia era evidente”.

“Mentre rispondevo ad alcune di queste telefonate ho sentito per la prima volta le sirene dell’allarme. Quando suonano non vi è tempo da perdere, bisogna andare nei rifugi. Hanno un suono cupo, penetrante, quasi un urlo sottile. Sono un pugno allo stomaco, tolgono ogni voglia di sorridere, descrivono la totale impotenza, silenziano tutto, il mondo diventa la cantina dove sei costretto a chiuderti, non sai per quanto. Rimane solo la preghiera, per chi crede, per tutti una solidarietà senza misura con chi ti è affianco tra quelle mura. Dentro cresce la paura, il buio, il dolore, ma anche la rabbia e la voglia ‘di fare qualcosa’ perché abbia fine. 
Non vi è niente in comune con le scene viste centinaia di volte nella finzione del cinema. E’ un’altra faccenda. Tutto di te entra in gioco”.

Le conseguenze psicologiche della guerra

“Davanti agli occhi ho immaginato vivessero quei momenti le mamme, i papà, che incontro quotidianamente e mi stavano telefonando, di quanto grande sarebbe stata la loro angoscia. Come una marea montante mi ha invaso il pensiero di quale sia stato il trauma dei milioni di piccoli e di adolescenti che in questi mesi hanno vissuto con nei timpani le bombe e negli occhi la distruzione. Se quelle sirene, in pochi giorni, hanno lasciato in me una traccia così profonda, quanto hanno segnato e traumatizzato i bimbi che stanno vivendo da mesi in uno scenario di guerra, assistendo a distruzione e morte, sperimentando per tanto tempo paura, disperazione, orrore intenso?”.

“Anche se non avranno avuto ferite fisiche, quelle psicologiche non è scontato guariscano. Sarà in ragione dell’entità e della durata dell’esposizione, della diversa capacità soggettiva di sopportare e reagire allo stress (resilienza), della possibilità di elaborare ciò che è avvenuto, del sostegno avuto dalla famiglia e dal contesto. Lo stress acuto determina conseguenze psicologiche molteplici, nell’immediato e a distanza di tempo, variabili da persona a persona. Nella fase immediata si possono avere reazioni di freezing (incapacità a muoversi e/o parlare) o all’opposto di fuga irragionevole, insieme a risposte ‘automatiche’ quali tachicardia, aumento del cortisolo, sudorazione profusa, ecc.. A questi sintomi non di rado si accompagnano, pur se il pericolo è oramai passato, altri molto disturbanti: insonnia, flashback della situazione vissuta, reazioni incontrollate a stimoli (olfattivi, visivi, uditivi, ecc…) che evochino l’evento, iperagitazione, non controllo degli sfinteri, chiusura in se stessi, aggressività, apatia, isteria, ecc…”.

Disturbo da Stress Post-Traumatico

“Quando la sintomatologia persiste in maniera significativa per più di tre mesi, si parla di ‘Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTDS)’. Questa patologia può accompagnare tutta la vita e determinare gravi difficoltà d’inserimento sociale, uso di alcool, droghe, suicidi. La guerra non termina quindi quando le bombe hanno smesso di cadere e neppure quando gli invasori sono andati via. Persiste nella mente e nel cuore di chi l’ha vissuta e non di rado porta avanti la sua scia di dolore per generazioni”.

“I bambini Ucraini sono stati esposti alle ‘radiazioni’ psicologiche della guerra, da cui potrebbero disintossicarsi almeno in parte vivendo in un ambiente accogliente, giocoso, allegro, lontano dalle bombe, dove poter fare il loro lavoro: giocare! Perché non provare a ripetere quella storica esperienza che fu l’accoglienza temporanea (uno-tre mesi), dei bimbi di Cernobyl? Sarebbe un contesto “di vacanza” che potrebbe facilitare lo sciogliersi del trauma, un piccolo aiuto per restituire, per quanto possibile, ai bimbi ucraini la loro infanzia e la serenità per gli anni futuri” .

Raffaele Arigliani. 

raffaelearigliani@gmail.com

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EU4Health, Work Programme: parte la nuova call per la salute mentale dei rifugiati ucraini 

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L’iniziativa, lanciata dall’Unione Europea, ha come obiettivo sostenere gli operatori sanitari di lingua ucraina che lavorano con i rifugiati

L’Unione Europea, nell’ambito del programma EU4health, lancia un nuovo invito a presentare proposte sulle migliori pratiche per mitigare l’impatto negativo della guerra. Nello specifico, l’attenzione è focalizzata alla salute mentale e al benessere psicosociale dei migranti e delle popolazioni di profughi in fuga dall’Ucraina. Sono infatti quasi 5 milioni di persone, i rifugiati arrivati negli Stati Membri dell’Unione Europea. 

L’obiettivo principale del “Mental health assistance for displaced people from Ukraine” è sostenere lo scambio e l’attuazione delle migliori pratiche. In particolare aumentare la consapevolezza e la condivisione delle conoscenze e esperienze a sostegno degli operatori sanitari di lingua ucraina/russa. Un’ulteriore scopo correlato è quello di promuovere il collegamento in rete di tali professionisti sanitari, anche con i sistemi sanitari nazionali e con le organizzazioni non governative, come le Ong, che lavorano con i rifugiati che arrivano dall’Ucraina. 

Il budget fissato per l’iniziativa è di 2 milioni di euro. L’azione contribuirà all’attenuazione delle principali esperienze di salute mentale. Bisognerà lavorare sugli stati psicologici dei gruppi più vulnerabili, traumatizzati dalla guerra in corso in Ucraina. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 31 maggio 2022, alle ore 17:00 (Cest). L’HaDEA – Agenzia esecutiva per la salute e il digitale ha pubblicato il bando utile per la presentazione delle proposte. Inoltre, sempre l’agenzia europea, ha previsto una sessione informativa, che si terrà martedì 17 maggio dalle ore 10:30 alle ore 13:00 (CET). 

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