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Vaccini anti-Covid, evitati 20 milioni di morti in tutto il mondo

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I dati risultano da uno studio basato su modelli matematici pubblicato su ‘Lancet Infectious Diseases’

I vaccini anti-Covid 19 hanno salvato circa 20 milioni di persone in tutto il mondo. È questo il risultato di uno studio basato su modelli matematici pubblicato su ‘Lancet Infectious Disease che ha analizzato il primo anno in cui sono stati lanciati i vaccini. Si tratterebbe dunque di un vero e proprio dimezzamento del potenziale bilancio delle vittime globali del coronavirus durante quel preciso lasso di tempo. 

Quali sono i fatti principali derivanti da questo studio? È possibile evidenziare 4 punti fondamentali: innanzitutto il dato madre, ovvero le 19,8 milioni di vite salvate su un potenziale di 31,4 milioni di decessi durante il primo anno dall’introduzione del vaccino, da dicembre 2020 a dicembre 2021. Nello specifico, lo studio ha esaminato i dati sui decessi Covid e i dati sui decessi in eccesso in 185 paesi diversi. Il secondo punto, strettamente collegato al primo, mostra come i vaccini abbiano salvato la maggior parte delle vite nei paesi ad alto e medio reddito. Questo sarebbe la conseguenza di un maggior accesso ai vaccini in questi paesi, accesso che ha permesso di salvare 12,1 milioni di persone

Il terzo fatto principale che emerge dalla ricerca del Lancet è il ‘notevole impatto globale’ della vaccinazione sulla pandemia, come affermato da Oliver Watson, autore principale dello studio. L’esperto ha voluto infatti evidenziare l’influenza a 360° del vaccino, anche sotto un punto di vista mediatico oltre che strettamente sanitario. La quarta ed ultima riflessione che emerge dallo studio, seguendo gli stessi ricercatori, è che si sarebbero potuti evitare quasi 600.000 morti in più se l’obiettivo dell’Oms di vaccinare il 40% della popolazione di ogni paese, entro la fine del 2021, fosse stato raggiunto. 

La protezione indiretta del vaccino

Altro dato interessare da menzionare è la protezione indiretta offerta dal vaccino. Più dettagliatamente, se l’80% dei decessi è stato evitato a causa della protezione diretta fornita dalla vaccinazione, 4,3 milioni di decessi sono stati prevenuti grazie alla protezione indiretta offerta da altri vaccinati. Si tratta dunque di poco più del 20% del totale delle vite salvate. Tutto ciò, secondo i ricercatori, ha portato a una diminuzione della trasmissione di Covid e a una riduzione del carico sui sistemi sanitari.

Vari studi regionali hanno stimato il numero di vite salvate dalla vaccinazione Covid. Ma lo studio del Lancet è il primo a quantificare l’impatto dei vaccini a livello globale, attraverso la modellizzazione. Secondo i ricercatori bisogna rafforzare la distribuzione e la consegna del vaccino in tutto il mondo. In aggiunta, si dovrebbe intensificare la lotta alla disinformazione in modo da migliorare l’adozione del vaccino, e prevenire così ulteriori morti per Covid-19. 

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Ecco i due possibili sintomi ‘rivelatori’ del Covid

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Secondo Tim Spector, il fondatore dell’app Covid Zoe, stanchezza al mattino e mal di gola sono due segni premonitori del virus

Tim Spector è un famoso epidemiologo e studioso britannico, noto per aver fondato l’app ‘Covid Zoe’. Secondo lo studioso esistono due chiari segni ‘rilevatori’ dell’infezione da Covid 19: la stanchezza al mattino e il mal di gola. Se in effetti il mal di gola è stato segnalato più comunemente nelle persone con Covid-19, per quanto riguarda la stanchezza mattutina si tratterebbe di una ‘novità’ nell’ambito delle sintomatologie da Covid. Tra l’altro, specifica Spector, una stanchezza assolutamente non dipendente dalla qualità del sonno. Dunque possibile anche dopo un’ottima dormita notturna.

“Attualmente ci sono il doppio dei casi di Covid rispetto ai comuni raffreddori – ha sottolineato l’esperto su Twitter. “Il rapporto non è mai stato così alto. I sintomi sono più o meno gli stessi, tranne per il maggior affaticamento e il mal di gola. Quindi è meglio presumere che si tratti di Covid! Se puoi – prosegue – cerca di fare il test. Se non riesci a farlo, stati lontano dalle altre persone finché non ti senti meglio”. Spector ricorda, sempre nel suo tweet, che i nuovi studi indicano come le nuove varianti Omicron BA.4 e BA.5 siano in grado di eludere le difese immunitarie esistenti. “Non sorprende che abbiano così tanto successo” – evidenzia ancora l’inglese riferendosi alle nuove varianti. 

I casi di reinfezione in Italia

In effetti, aver avuto l’infezione o essere vaccinati con tutte le dosi, non dà garanzie di immunità dal contagio. Diminuiscono certamente le probabilità di sviluppare una malattia grave, ma non allontanano del tutto il virus Sars-CoV-2. Infatti, come segnalato nell’ultimo monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità (Iss) le reinfezioni in Italia sono in aumento. “Nell’ultima settimana – si legge nel report Iss – la percentuale di reinfezioni Covid-19 sul totale dei casi segnalati risulta pari al 12%. Si tratta dunque di un leggero aumento rispetto alla settimana precedente (11,7%). Dal 24 agosto 2021 al 13 luglio 2022 sono stati segnalati 813.817 casi di reinfezione, pari al 5,2% del totale dei casi notificati. La reinfezione – conclude il report – è maggiormente presente nei più giovani e negli operatori sanitari“.

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Covid, ecco la strategia Oms Europa per il dopo estate

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Messo a punto un nuovo documento con cinque azioni per tentare di ‘stabilizzare’ la pandemia

L’Oms Europa ha messo a punto un nuovo documento per accompagnare le scelte dei singoli stati membri in vista dell’autunno. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità è assolutamente più che probabile un nuovo aumento dei casi in autunno e inverno, dopo quelli registrati in questi primi mesi estivi. Casi che intrecceranno con altri virus respiratori tipici della stagione invernale.

Secondo l’Oms, l’impatto sulla salute pubblica di questa probabile nuova ondata dipenderà da alcuni fattori. L’emergere di nuove varianti; il livello di immunità delle popolazioni; il livello di convivenza fisica sul lavoro e nel tempo libero; i viaggi internazionali; la diffusione della vaccinazione sia per il Covid-19 che per l’influenza. Infine, l’interruzione di altri servizi sanitari e l’incidenza del cosiddetto Long Covid. È per questi motivi, spiega l’Oms, che è fondamentale predisporre piani e misure di contenimento a tutti i livelli. L’obiettivo è ottimizzare l’uso di risorse sanitarie pubbliche e garantire che tutti i servizi sanitari siano comunque mantenuti attivi, anche durante eventuali picchi pandemici. 

Le cinque mosse

In definitiva, l’Oms individua cinque mosse per ‘stabilizzare’ la pandemia e proteggere la popolazione. Innanzitutto, l’aumento della diffusione del vaccino nella popolazione generale. Alla prima mossa, è strettamente collegata la seconda, ovvero somministrare dosi di vaccino aggiuntive a gruppi prioritari. In terzo luogo, promuovere l’uso della mascherina all’interno dei mezzi pubblici. Poi, ventilare spazi pubblici e affollati, quali scuole, bar e ristoranti, uffici e trasporti pubblici. Infine, applicare rigorosi protocolli terapeutici a soggetti a rischio di malattia grave. 

In ogni caso, la priorità per l’Oms va comunque alla protezione delle persone più vulnerabili. Vale a dire quindi i pazienti delle strutture sanitarie e di assistenza a lungo termine. Ma anche i target con bassi livelli di adesione alla vaccinazione come migranti, rifugiati e altre fasce di popolazione vulnerabili. Saranno prioritari anche interventi mirati negli ambienti più a rischio di assembramenti come scuole, ristoranti e trasporti pubblici. A ciò si aggiunge la grande importanza alla promozione di comportamenti individuali corretti quale fattore determinante per il controllo della diffusione del virus. (Si rimanda al documento ufficiale per ulteriore approfondimento).

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Covid, come la pandemia ha cambiato il volto degli ospedali

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Secondo i dati dell’Annuario del Ssn, nel 2020 un letto su cinque è stato deidcato a curare i pazienti colpiti dal virus

In Italia, tra ospedali pubblici e privati, il 20,5% dei posti letto di degenza ordinaria sono stati dedicati alla cura dei pazienti con Covid. Vale a dire 48.168 su 235.225. Lo rivela l’Annuario del Servizio sanitario nazionale, pubblicato recentemente dal Ministero della Salute. Per questa edizione il Ministero ha predisposto un focus ad hoc che ha analizzato come i nostri ospedali si sono dovuti riorganizzare per far fronte alla pandemia da Covid.

Per quanto concerne i reparti, quelli dedicati al Covid sono stati 1.905. Vale a dire il 12,1% del totale. Nello specifico i reparti che hanno avuto più letti Covid sono stati due: quelli di Malattie Infettive con 19.786 letti e quelli di Medicina Interna con 11.336 posti letto. Il report fornisce inoltre i dati disaggregati sia per il pubblico che per il privato. Per quanto concerne gli ospedali pubblici, sono stati dedicati al Covid ben 40.191 letti, circa il 21% del totale. Mentre, per quanto riguarda l’ospedalità privata si registrano 7.997 posti letto

La divisione per Regioni e Province Autonome

All’interno del report è presente anche la spartizione per Regioni e Province Autonome. Come percentuale, la regione maggiormente colpita è il Piemonte con il 33,7% dei posti letto Covid sul totale. Più precisamente 7.607 posti letto Covid rispetto ai 22.561 totali. In realtà pero, bisogna tenere conto di una quantità di posti letto nettamente minore rispetto alla Lombardia. Infatti, quest’ultima ha visto ben 16.374 posti letto dedicati al Covid su 50.996 totali. Si tratta del 32,1% sul totale, quindi percentuale più bassa rispetto al Piemonte; allo stesso tempo però, la Lombardia ha registrato quasi 10.000 posti letto in più. È dunque abbastanza lampante come sia naturale considerarla la Regione maggiormente colpita, con Bergamo al primo posto delle province, in questa triste classifica.

La percentuale più bassa, a esclusione della Provincia Autonoma di Trento, si registra in Toscana. Infatti, nel 2020, su un totale di 10.739 posti letto, “solo” 197 sono stati occupati per infezione da Covid-19. (Qui è possibile scaricare il report integrale).

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