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Vaiolo delle scimmie: Ue firma accordo per 110.000 vaccini

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La commissaria europea per la Salute Stella Kyriakides: “Li consegneremo agli Stati membri a partire dalla fine di giugno”

“Oggi firmerò un accordo per circa 110.000 vaccini per il vaiolo delle scimmie. Li consegneremo agli Stati membri a partire dalla fine di giugno”. Sono queste le dichiarazioni di Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute. Le dichiarazioni sono state rilasciate al Consiglio della Salute europeo, tenutosi oggi 14 giugno a Lussemburgo. Tra i presenti, anche il nostro ministro della Salute, Roberto Speranza, che oggi sarà anche a Bruxelles per la partita dell’acquisto comune dei vaccini in questione. 

“Abbiamo circa 900 casi di vaiolo delle scimmie nell’Ue – prosegue Kyriakides – e circa 1.400 nel mondo. È la prima volta che usiamo fondi Ue per comprare vaccini che possiamo poi distribuire agli Stati membri. Questo – conclude – mostra quello che possiamo fare quando lavoriamo insieme”. Anche Andrea Ammon, direttrice dell’Ecdc, rilascia una serie di dichiarazioni in merito alla questione. “Fino a ieri nell’Ue e nello Spazio Economico Europeo si sono registrati 901 casi confermati di vaiolo delle scimmie”.

“La trasmissione del virus non è legata all’orientamento sessuale”


“I paesi con il maggior numero di casi – prosegue Ammon – sono Spagna, Portogallo e Germania ( anche il Regno Unito che però non fa più parte dell’Ue per via del Brexit  [ n.d.r. ] ). I casi si sono finora concentrati in giovani maschi che identificano se stessi come uomini che hanno rapporti con altri uomini. In realtà però la trasmissione del virus non è legata all’orientamento sessuale. È importante prevenire la stigmatizzazione, chiarendo che la trasmissione del vaiolo delle scimmie avviene tramite un contatto stretto con materiale infetto. Materiale proveniente da lesioni cutanee di una persona infetta. Oppure avviene tramite droplet respiratorio con un contatto viso a viso prolungato e stretto”.

“Il focus su cui bisogna concentrarsi – continua la direttrice dell’Ecdc – è una rapida diagnosi che consenta l’isolamento e il tracciamento dei contatti dei casi di vaiolo delle scimmie. Per farlo, bisogna fare alcune cose. Prima di tutto, serve una forte comunicazione del rischio e un’interazione con le comunità Msm (Men who have Sex with Men [ n.d.r. ] ) e anche con il pubblico in generale. È poi essenziale aumentare la consapevolezza del personale sanitario. Soprattutto per – conclude – i medici di base, i dermatologi e le cliniche specializzate nelle malattie a trasmissione sessuale”.

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Arrestati 15 operatori sanitari per violenze su pazienti psichiatrici

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Sono numerosi gli episodi di violenze e abusi ai danni di 25 pazienti in condizioni di incapacità e/o inferiorità fisica o psichica

Maltrattamenti aggravati, sequestro di persona, violenza sessuale, favoreggiamento personale ed altro ancora. Questi i reati commessi da 30 individui, 15 dei quali operatori sanitari, infermieri e ausiliari. A partire dalle prime ora della scorsa notte, infatti, i Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia e del Gruppo Tutela della Salute di Napoli hanno eseguito una misura cautelare a carico dei 30 indagati

L’attività di indagine, diretta e coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, è stata sviluppata in particolare dai militari del Nucleo Investigativo di Foggia e del Nas del capoluogo. Le investigazioni, avviate la scorsa estate, consistevano sia in indagini tradizionali che in tecniche più innovative. Tecniche che hanno consentito di riscontrare, sotto un profilo gravemente indiziario, numerosi episodi di violenze ed abusi. Le vittime sarebbero 25 persone in condizioni di incapacità e/o inferiorità fisica o psichica. I 25 pazienti erano ricoverati presso una struttura sociosanitaria-riabilitativa della città di Foggia.

A seguito degli elementi raccolti dagli investigatori dell’Arma, la Procura della Repubblica di Foggia, condividendo il quadro gravemente indiziario raccolto, ha così richiesto ed ottenuto dal Gip del tribunale locale le misure cautelari coercitive personali eseguite a carico degli indagati. Indagati che, nei prossimi giorni, saranno sottoposti ad interrogatorio di garanzia. Perquisiti su delega dell’Autorità giudiziaria di Foggia, oltre ai domicili dei 30 indagati, anche gli uffici e i locali della struttura sanitaria oggetto di indagini

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Trapianti: nel 2022 record di donazione di organi in Italia

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Aumenta l’attività di trapianto, in particolare per fegato e polmoni. Inoltre, boom di donazioni per il midollo osseo

La Rete trapianti del Servizio sanitario nazionale conferma la sua eccellenza. Non solo è riuscita a recuperare i livelli di attività pre-pandemia, ma ha raggiunto anche delle performance assolute e mai realizzate dal sistema trapiantologico nazionale. Nel 2022 infatti i trapianti sono nettamente aumentati specie per fegato, polmoni e midollo osseo. Ma soprattutto le donazioni di organi sono cresciute del 3,7% raggiungendo un nuovo record. Il tasso nazionale di donazione per milione di popolazione è infatti il più alto di sempre: 24,7%. Il 2022 diventa un anno da record anche le cellule staminali emopoietiche.

Sul fronte donazioni la Toscana si conferma come la Regione più generosa, mentre l’Emilia Romagna ha ingranato la marcia con un aumento esponenziale del tasso (+8,8%) rispetto al 2021. Buono anche il risultato del Veneto (+6,2%). Segna il passo il Centro-Sud anche se Lazio, Campania e Calabria mostrano solo qualche lieve segnale di crescita. A livello nazionale Le dichiarazioni di volontà alla donazione hanno superato quota 14 milioni e mezzo: 72% i consensi e 28% le opposizioni. Rimane il fatto che, nonostante quasi 15 milioni di italiani abbiano dichiarato la loro volontà a donare, circa tre italiani su dieci si oppongono alla donazione. 

Il report del Centro nazionale trapianti

Tutti i dati emergono dal report preliminare elaborato dal Centro nazionale trapianti (Cnt), presentato questa mattina dal Ministro della Salute Orazio Schillaci insieme al direttore del Cnt Massimo Cardillo e al presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro. “Vogliamo promuovere la cultura della donazione – ha sottolineato il ministro Schillaci. Abbiamo ottimi risultati, ma ci sono in Italia ancora tanti pazienti in attesa di un trapianto. Donare gli organi è uno dei gesti più importanti che si possa fare. Domenica 16 aprile si terrà come ogni anno la Giornata dei trapianti e delle donazioni. Per il ministero l’attività di comunicazione e informazione sulle donazioni e i trapianti è una priorità”.

Il dato sicuramente più eclatante è l’aumento delle donazioni di organi solidi che per la prima volta hanno superato quota 1.800 in un anno: sono state complessivamente 1.830 (+3,7%), 1.461 da donatori deceduti e 369 da viventi. Un risultato, frutto in particolare di un nuovo aumento delle donazioni potenziali segnalate in rianimazione (2.662, +4,1%), che fanno un nuovo passo verso i livelli pre-Covid. Tirando le somme il tasso nazionale di donazione per milione di popolazione (pmp) risulta il più alto di sempre (24,7) e conferma le ottime performance dell’Italia negli scenari europei dietro la Spagna e insieme alla Francia.

Clicca qui per leggere il report del Centro nazionale trapianti.

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Aggressioni ai medici: le Regioni puntano sui servizi di vigilanza

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Dopo l’ennesima aggressione si corre ai ripari: presidi di forze dell’ordine negli ospedali per tutelare medici e operatori sanitari

Il crescente numero di aggressioni ad operatori sanitari ha spinto le Regioni ad attivare delle strategie per fronteggiare quella che è sempre più un’emergenza. Il tutto, in attesa delle iniziative del Governo. La prima strategia riguarda presidi di forze dell’ordine negli ospedali per garantire interventi rapidi a tutela di medici e operatori sanitari; la seconda l’implementazione dei sistemi di videosorveglianza. Il Ministero dell’Interno ha anche avviato una mappatura delle strutture ospedaliere per individuare quelle maggiormente a rischio, una fotografia che sarà pronta nei prossimi giorni. Nel frattempo, alcune regioni hanno già avviato delle iniziative singole per far fronte al problema.

Le iniziative in Piemonte e in Liguria

Tra i primi ad attivarsi per garantire l’incolumità di medici e personale sanitario è stato il Piemonte che, già durante la pandemia, ha avviato un piano di vigilanza nei Pronto Soccorso tale da ridurre il numero di aggressioni. In particolare, Torino ha attuato un impiego consistente della vigilanza armata e rivisto e implementato il servizio di videosorveglianza. Un impegno dell’amministrazione regionale che tradotto in numeri ha portato a zero i casi di aggressione negli ospedali del capoluogo piemontese dove è attivo il servizio. 

Ma oltre al Piemonte anche la Liguria si è attivata. Uno studio realizzato dall’Università di Genova nei mesi scorsi ha confermato il trend nazionale in ambito di aggressioni a medici e operatori sanitari. L’analisi ha infatti rilevato che 1 infermiere su 3 è stato vittima di violenza fisica o verbale. La Regione si è quindi attivata per garantire l’incolumità dei camici bianchi, in attesa di conoscere le linee di indirizzo del Ministero. 

Riportiamo dunque una recente nota dell’assessorato alla Sanità ligure“Ad oggi ci sono sul territorio iniziative legate ai singoli ospedali, con la presenza di forze dell’ordine e, dove necessario, un eventuale supporto suppletivo o complementare del sistema di guardie giurate. Si tratta però di un piano che ha una sua definizione da tempo, non generato in modo specifico per un’allerta o un allarme sul territorio. Differente è la questione sollevata dal Ministero che è in fase di definizione e stiamo attendendo indicazioni”.

Le prossime due Regioni pronte a seguire le direzioni di Piemonte e Liguria sembrano essere Veneto e Lombardia. In Veneto infatti già da mesi è stato avviato un corso di formazione rivolto a istruttori anti-violenza. Ma anche la Lombardia è pronta a seguire le orme delle regioni citate .Il tutto in attesa di indicazioni ufficiali da parte del Governo.

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